Domenica
pomeriggio, ore quattro
Un
inverno tiepido con il sole che sbuca a lasciarti immaginare che
il campo su cui stai giocando sia già ammantato di fiori. Sul campo
ovviamente due squadre, con divise da professionista e gambe da
visita di leva. L'ultima di un girone di terza categoria ospita
la quarta, e da un'ora e più tutti si divertono a prendere a calci
un pallone rotondo che non vuole saperne di star vicino ai piedi.
I più scalcagnati però han già visto rotolare quella sfera oltre
la linea di porta e l'abitudine alla sconfitta li ha piegati più
ancora che la superiorita degli ospiti. E poi cavolo, c'è quell'arietta
da primavera e quindi chissenefrega...
Ah,
giusto. C'è anche un arbitro. Uno di quelli che prima della partita
ha tenuto i ventidue in ostaggio a filippicare sulla disciplina, la
correttezza, il rispetto. Oh, dieci minuti buoni, neh. E a cosa
serve un arbitro così?
Di lì a fine partita i palloni in porta, nella stessa porta, saranno
diventati cinque e l'atmosfera tra vittime e carnefici sarà mutata
in goliardico cameratismo: a vederli pare che manchi giusto il barbera
o il tagliere di salumi, col mister dei dannati che fa i complimenti
agli ospiti. No, non dico a fine partita. Dico proprio durante.
Comunque, eravamo all'inizio del secondo tempo e già la partita
era un piano inclinato. Un giovane tra i ventidue, uno che crede
alla sportività, all'amore e alla birra Moretti, un ottimista in
braghette corte, dopo un contrasto di gioco che l'ha favorito confessa.
Alza le mani come ad arrendersi e poi no arbitro l'ho buttata fuori
io. L'uomo nero scuote la testa. Si sente qualche bravo 11, ma l'uomo
nero scuote la testa, rimessa per gli ospiti. Il tizio si sbraccia,
l'ho toccata per ultimo io, ma la testa basculante continua il beccheggio
e l'imperativo categorico tuona più o meno con queste parole: io
ho visto così, rimessa blu. Ecco a cosa serve un arbitro così, serve
a voi 'che noi la partita ce la saremmo potuti arbitrare da soli
tanto era il divario. Serve a voi cari lettori. Io potrei dire di
aver conosciuto arbitri molto diversi ma non sarebbe il vero. Serve
a farvi capire come anche un piccolo potere rigonfi il petto e sgonfi
il cervello, offuschi il buonsenso e saturi di zelo il naso, impedendo
di capire, ad esempio, che quel giorno lo sport era lo stesso ma
l'aria, beh, l'aria era completamente diversa.
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