Andrew Drum
Righe inconsulte
Racconti per il finire della civiltà
 
 
 
 
AUTOVELOX
 

Vaffanculo, vaffanculo, ho speso una cifra del cazzo per comprare quel trespolo di merda………Giovanbattista Bartoli (che nome del cazzo) era proprio incazzato. Il verbale color verde-pisello-presa di culo parlava chiaro "Lit. 587.500 più ritiro della patente del conducente per avere superato di oltre 40 km orari il limite di velocità esistente (che lingua del cazzo) di 50 più spese postali lit. 12.000".

Il magnum defender del cazzo se poteva ora infilare tranquillamente giù per il culo. Le pubblicità patinate "dove vai se il magnum defender non ce l’hai" gli apparivano ora misteriosamente presediculeggianti se così si puo(le) dire. Il modello ax 104 non era ancora rilevabile e tanti coglioni come il Giovanbattista invece di andare più piano, avevano speso prima e spendevano ora…………

La moglie dal letto dove stava ancora appisolata ( e che cazzo! Erano solo le 9,30 di un sabato di merda) lo sentì bestemmiare ma non osò chiedergli niente.

Il Giovanba invece dopo la sfuriata si vestì perbenino e si recò al locale comando dei Vigi…sì insomma della Polizia Municipale o come stracazzo si chiamano. Allo sportello vi era una vera faccia da tonchio che lo pregò di dirgli chi era alla guida. L’utente della strada gli urlò in viso che non sapeva chi cazzo guidasse la macchina ( una Ford fiesta nera targata Li 567892) quella mattina del 13 giugno 1998. Il pesce lesso in divisa lo pregò di fare due righe di ciò e cortesemente lo congedò. Arrivato a casa si buttò sul divano, si accese una Malboro (così lo sponsor mi da’ un po’ di grana) e si immerse negli eterni giramenti di coglioni. La moglie, L’Ernestina, si era appena alzata e ciondolava tra il bagno e la cucina, ora spelluzzicando una pastina ora dandosi una pettinata. Nel mezzo qualche rutto an-en…..ocomecazzosidice passant. Il campanello suonò ripetutamente ( ma non da solo) L’Ernestina stava cagando e pregò quella faccia di culo del marito di aprire quella cazzo di porta. Giovanba si avvicinò alla porta. Non fece in tempo ad aprire che una bestia di 1 metro e 90 lo alzò letteralmente da terra, e gli puntò alla tempia una beretta 84 coguar 9x21, caricatore bifilare, impugnatura rivestita in cuoio, cromata. "allora stronzo del cazzo, volevi fare il furbino, eh?, ma con chi stracazzo credevi di avere a che fare?"Il Giovanba lo guardò con sguardo attonito e stupito(do), poi lo pregò, cortesemente, di dirgli, sì insomma di dirgli chi era .L’omone lo buttò giù come un sacco di patate, lo guardò con fare superiore e corse nella stanza accanto. L’Ernestina stava ancora pulendosi il culo quando costui (colui o come ostracazzo si dice) con il naso tappato per il puzzo della latrina, le finì il bifilare addosso riducendola ad un ammasso di carne e sangue (grande figa non lo era neanche prima). Poi ricaricata la coguar ad una velocità inimmaginabile ai più (e richiusa, cortesemente la porta del cesso) torno dal di lei marito. A questo punto….a questo punto……l’omone si insospettì, tirò fuori di tasca un bigliettino sgualcito e mezzo strappucchiato, e lesse, a voce alta "via della Cernaia 164". "Ma cazzo, dimmi un po'’ ma qui che via è, esclamò, ora un po'’ intontito e in un italiano indecente. Il Giovanba, che al momento si stava già vedendo incassato e sepolto in quel di Trespiano , non rispose subito…poi cominciò a realizzare…., "ma….balbettò, ma qui non è il 164, cioè, questo è il 162.

"Porca di quella m….." smoccolò il nerboruto, mi dispiace mi dispiace, cazzo, ho sbagliato persona, via…insomma che macello "non si pre…occupi" delirò il Bartoli." Ma porcaputtana…il numero non si legge ( eh questi Comuni), nella descrizoone mi hanno detto: ha una Ford Fiesta targata Li 567892 e questa cazzo di macchina è qui fuori" " come …..hai detto scusa" In men che non si dica il Bartoli corse in strada scavalcando il Killer e notò, cazzo! Era 5 anni che stava lì e non se n’era mai accorto. Il vicino aveva un macchina identica alla sua targata……LI 567892, ma co…..no anzi la sua…..sì la sua era targata Li 567882. Cazzo! Nel mentre una punto della Polizia Municipale sbucava in strada. Dal finestrino si affacciava una vigilessa che, con un verbale in mano e una foto nell’altra, lo chiamava "Ci scusi, sig. Bartoli , ma le coincidenze ….." non fece in tempo a finire la frase che fu presa in piena fronte da un proiettile cal.9, Il killerone stava in piedi davanti alla porta, il vigile alla guida ( un vecchio ispettore prossimo alla pensione) ebbe un conato di vomito (cazzo! 35 anni di non fare un cazzo e ora a tre giorni dalla festa…) poi si buttò dall’auto, appena in tempo per non farsi spappolare da quel matto con il cannone. Quindi, per la prima volta in vita sua, armò la 92 s e…fece fuoco.

Tutto è bene quel che finisce bene, penso , stupefatto della sua freddezza, il Bartoli:

  1. un pericoloso killer ucciso;
  2. una moglie rompicazzi in meno
  3. e…..soprattutto, la contravvenzione non era per me.
THE END
A.B. luglio ’98

 

 
Pelucchi’s way

La pallottola calibro 357 magnum, accuratamente levigata, entrò nella testa del ragionier Pelucchi alle ore 15 del 25 dicembre 1997.Il suo cervello, pieno di ricevute fiscali e normale materia cerebrale (ad un primo esame) si spiattellò paro paro nella libreria dietro di lui facendo pendant con il drammatico elefantino fermalibri color grigio topo. Il commissario Anastasio si trovò in difficoltà. Pelucchi era conosciuto in paese per la sua serietà. Scapolo e bruttino, pensava solo al lavoro. Anche troppo. Indizi: nessuno. Moventi: nessuno. Amicizie: nessuna…o meglio: una. Una certa tizia sgarruppata tale Cristina Bucalosi.(Bucalossi sfondava le 60 battute). Insegnante di Liceo. Sfigata totale. Brutta. L’amava. Lei. Anche lui. Una storia da poco. Per gli altri..forse. così p…ensò Anastasio. Cazzo 60 battute sono poche, pensò, anche. Ma questa è un’altra storia."Devo risolvere questa storia al più presto anche se non ci capisco niente. Interrogò la sgarruppata. Casa in periferia, triste, sciapa. Lei non gli disse niente di importante. Gli parlò del suo lavoro. Si volevano sposare. Bambini. Le solite cose. Andò nella casa del morto. Niente tutto a posto. Cucina, bagno, camera , studio,computer. Lo accese. Il commissario fu trovato ucciso anch’esso con una pallottola 357 magnum nel cranio. Cervello accanto all’elefante. FINE. Come fine? Ma l’assassino? Il movente?…Pentium II 400/mhz 64 mega Ram, HD 4,5 giga. Modem 56.600…………

 

 

Empoli, estate 1997
 
 
Love and Peace

Il ragazzo dalla testa pelata quel giorno sbagliò bersaglio. Non un barbone da bruciare o un "negher" da picchiare in venti-ad-uno, non un comunista (comu…che?) o un ebreo isolato, non un donna somala.

Quel giorno quel ragazzo dalla testa pelata trovò me

.E sbagliò.

Ho sempre odiato i pacifisti che porgono l’altra guancia o i fautori della legalità di fronte al sangue che scorre.

Quel giorno tu trovasti me ed ho ancora nella bocca e negli occhi il tuo odore di paura ed il mio di adrenalina.

Il tuo orecchio con la svastica che dondolava follemente.

Eppure non c’era vento.

Quel giorno tu trovasti me.

E sbagliasti bersaglio.

Quando con la tua ridicola catena, attorniato dai tuoi idioti forniti di una patetica tanica di benzina osaste macchiarmi il vestito.

Ridevi quando mi colpisti alla fronte e quando i tuoi compari mi presero a pedate.

Ma il tuo sorriso si tramutò in uno strano ghigno quando estrassi da dietro i pantaloni la mia Colt Phyton 357 magnum /WOW!!) e, con calma, te la infilai in bocca.

Rimanesti stupido e stupito, un attimo prima che la tua testa scoppiasse come un melone ed il tuo inutile cervello schizzasse dappertutto.

Poi, con la stessa calma, come in un De Chirico originale, fu la volta dei tuoi amici (camerati?).

Prima a quel biondino davanti a me.

Aveva già voltato le spalle per fuggire ma la sua corsa fu solo un accenno.

Il mio proiettile, accuratamente lavorato a mano, si comportò in maniera egregia ed il suo torace si frantumò con un rumore simile a quello di uno scarafaggio schiacciato involontariamente (poverino!).

L’altro, che mi sembrò alquanto poco sveglio, era ancora alla mia destra, impietrito e ottuso.

Non rimase così per molto.

Il colpo esploso alla distanza massima di 5 cm lo alzò letteralmente da terra mentre il suo intestino perdeva parte del suo nauseabondo contenuto.

Non era ancora morto quando ricadde ma non valeva una pallottola in più.

La figura oscena che mi stava ancora davanti con le catene in mano era un nitidissimo esemplare di testa di cazzo con una ridicola ed antiquata cresta in mezzo alla sua testaccia vuota ed un giubbotto di pelle nero simil-punk (Hey! Idiota, i punks erano i vostri nemici. Tsk tsk, neanche le culture giovanili conoscete).vidi chiaramente che si era pisciato addosso ed aveva un gran voglia di scappare.

Avrà avuto, ad occhio e croce, sedici anni.

Bene…pensai gli stronzi vanno sistemati da piccoli.

Ci giocai, come il gatto gioca con il topo.

Finsi una inceppatura alla rivoltella (cretino! Non sapeva neppure che le armi atamburo funzionano…sempre), lui si avvicinò con la sua catenella alzata.

Lo beccai in piena fronte.

Un foro netto..in entrata.

All’uscita, però, la mia Phyton fece un ottimo lavoro.

Il suo cervello uscì praticamente intatto e si fermò sopra il cofano di un auto lì vicino.

Ne erano rimasti tre.

Il primo lo fulminai senza tanti discorsi, con un colpo alla basso ventre, mentre l’altro che mi stava davanti, sdraiato, caduto sul suo compare lo feci strisciare per un po’ davanti a me..poi presi bene la mira e con un colpo alla carotide gli staccai la testa, di netto.

Rimaneva uno solo.

Implorante in ginocchio, di fronte a me.

Piangeva, ma io avevo finito i colpi.

Il cretino, evidentemente o non sapeva contare (sei colpi, boy, sei colpi!!) o non conosceva le armi da fuoco.

Io stupito, potei, con tranquillità, frugarmi i tasca prendere un proiettile, aprire l’arma e richiuderla.

CLACK!

Al rumore il pelatone alzò la testa e si rese conto di avere sprecato una buona occasione.

Non ne ebbe un’altra.

Misi i bossoli in tasca e , con calma, mentre le sirene della polizia si avvicinavano mi allontanai con la massima calma.

Presi il primo tram e tornai casa, ma, da allora, vi tengo d’occhio.

E ….Prima di passare al pestaggio, guardate sempre bene negli occhi la vostra vittima. Potrei essere io.

 

1993

Cantata

Dedicato ad Oscar (r.i.p. 27feb 1998)

Introitus

Ci sono Momenti....

Ci sono momenti, nei quali, capisci la vita, o almeno credi di capirla.

Momenti sfuggenti... liquidi...nebbiosi e melanconici, nei quali... afferri

l’esistenza

Ci sono momenti....nei quali capisci il valore del tempo

del tuo tempo

le corse inutili

gli inutili rancori

le inutili

corse verso il nulla

la base dell ‘esistenza

un po’ di felicità, non guasterebbe su questa terra

Ci sono momenti, nei quali la donna che ami ti appare l’unica ancora di salvezza

e

il fiume in

secca

della tua mente

si riempie

di ricordi

belli, orrendi

luttuosi

non ha nessuna importanza

ha importanza l’essenza del ricordo

come significato unico dell’esistere

dell’essere

ricordare

non

tornare

nostalgia

non rimpianto

tempo di merda

che non hai pietà

natura orrida

che tutto

per fortuna

putrefai

la colpa è nel credersi utili

pedagogici

dementi

che insegnano

il vuoto

a chi

non

ha altro che

una vita

dinanzi a se’

Una sola vita......

Ci sono momenti

nei quali rimpiangi l’ieri

i

tuoi maledetti

vent’anni

allora brutti

ci sono momenti

come

questo

ma durano

poco

è l’ora

il tuo tram si ferma

non

metaforico

tram della vita

ma

Porco.........un vero, maledetto tram dell’ataf

il 23

che alzandoti di peso

con il suo stramaledetto

cla

c

s

o

n

ti interrompe sul più bello

la tua

masochistica divagazione

costringendoti

puntuale

ad avviarti

al diretto delle 12.25

buon natale buon natale

fiorellino

Ci sono momenti

ma

detto

fra

di

noi

non ricordo più

di

cosa

cavolo

stavo

parlando

CAZZO!!!!

Il mio treno

Fra di

noi

non ricordo più

di

cosa cavolo

stavo

parlando

CAZZO!!!!

Il mio treno

 

 

La terza sinfonia di Beethoven

 

Un giorno Andrea si svegliò e si accorse

Che la vita era finita.

Non un altro giorno per programmare, riordinare, prenotare, rimandare.

Non un’altra ora per perdonare, salutare.

Non un minuto, un misero minuto, per riannodare.

La vita era finita.

Punto.

Quanto tempo aveva sprecato in cose inutili.

Quanta vita aveva bruciato correndo per inutili cose.

Ma ora il tempo

Era

Scaduto.

E anche queste riflessioni.

Sono solo pensieri

Di

Un altro

Uomo

Che lui

Morì all’improvviso

E non si accorse

A dire il vero

Che la vita era finita

La sua vita finì

Punto

Se abbia sofferto

O abbia sentito

Rimane un mistero

Nascosto

Fra queste

Righe

La sua vita finì

E questo è tutto

Io ne scrivo

Solo perché qualcuno

Al momento

Opportuno

Possa sapere

Di

Non essere ancora

Morto

A.b. settembre 1998

 

LIBERO MERCATO

Il colpo esplose all’improvviso nella stanza. Il lampo dello sparo illuminò il volto della donna cogliendola nell’attimo stesso della propria fine.

Il corpo, in una posa burattinesca, sbatté sulla parete e strisciò lentamente a terra. Lasciando una striscia di sangue rosso rosso.

La porta dell’appartamento si richiuse lentamente. Appena a casa Pierluigi Ghinassi, di professione Killer ripose la sua Beretta 98fs, inserita meticolosamente nella custodia in pelle a sua volta accomodata con precisione nella anonima valigetta ventiquattrore color grigio piombo. Non prima , non prima di averla bene oliata e ripulita dalle impurità dello sparo.

Sarebbe stato un ottimo ragioniere Pierluigi. Glielo diceva sempre la mamma. Ma tant’è. Non sempre, nella vita, si può scegliere. E pensare che ci sono tanti ragionieri scazzati in giro. Comunque, comunque comunque si applicava nel proprio lavoro proprio come fosse un diligente cassiere di banca.

In trenta anni di attività mai uno sbaglio.

Mai una parola inutile.

Mai mai mai mai.

I contatti sempre anonimi. Busta chiusa, lettera al pobox .

Scarne

Informazioni

Sul

Cliente.

Poi, un giorno di una radiosa giornata di

maggiochesisaimaggisonosempreradiosidachemondoèmondoesoprattuttodal1914primaguerramondialedatadell’inizioperchinonmenefreganienteamedellastoriasonotuttestronzate.

Poi, un giorno.

Al pobox

Lettera

Con

Foto.

TornatoacasaPierluigiGhinassi(chenomedelcazzoscusatetantomauncazzocelodovevomettere)

Tornato a casa

Tornato a casa, Pierluigi Ghinassi

Tornato.

Tornato a casa Pierluigi Ghinassi si sparò un colpo in testa.

Tornato a casa, in preda alla più cupa disperazione, Pierluigi Ghinassi si sparò un colpo alla tempia.

Pierluigi Ghinassi si mise la sua Beretta in bocca

Se la mise alla tempia.

Ghinassi si sparò.

Si suicidò.

S’ammazzò.

Si uccise.

Tornato a casa Pierluigi Ghinassi, si sparò un colpo alla tempia.

Perché

La foto

Nella busta

Al

Pobox

Era

Era

Pierluigighinassisisparò

Pierluigighinassikilleridiprofessionemaragionierenelcuoretornatoacasasisparòuncolpoinboccaconlasuaberettacalibronove

Perché

La

Foto

Era

La

Sua

Equandomipaganogliportosempreatermineillavoro

Perché quando mi pagano

Gli

Porto

Sempre

A

Termine

Il

Lavoro

A.B. settembre 1998
MINIMA MEDIEVALIA

 

Messer Bonino da Ripamatta era solito andare ogni mattina presto, quando ancora l’aria era fredda, la luce scarsa e la rugiada ricopriva la campagna, a caccia di fagiani.

Quella mattina il tempo non lasciava presagire niente di buono. Nuvole minacciose all’orizzonte promettevano tempesta. E cosi fu.

Messer Bonino trovò allora riparo all’interno di una chiesetta, nel bel mezzo di una celebrazione funebre.

"Chi è il morto?" chiese Bonino ad una anziana contadina avvezza ai funerali, " è un uomo trovato qui vicino, qualcuno dice sia del posto" "ma di cosa è morto" insistette Bonino, " si pensa che sia stato ucciso da un fulmine" rispose nuovamente la vecchia. "E……è morto da molto" continuava petulante il messere "si pensa da non più di un’ora" rispose ancora, spazientita, la bcghina . "Un’ora? E già fate il funerale?" esclamò, quasi ad alta voce, il Bonino. " sì" rispose decisa la vegliarda, "poiché in questi tempi di pestilenza i morti vanno subito sepolti …..o bruciati….o tutte e due le cose". "ma siamo sicuri che sia morto?" chiese ancora, con fare stranamente preoccupato, messer Bonino. "avvicinati alla bara" gli rispose una voce da dietro.

"ma….ma quello sono io!!"

"certo" rispose la morte, sola, nella chiesa deserta "aspettavo solo che te ne accorgessi"

 

Firenze A.B. circa 1986
 
THE DAY BEFORE"

Il commissario palminteri, si sveglio la mattina del 24 dicembre 1998 con una strana sensazione. Uscendo notò uno strano tipo con capelli e barba incolti e con una strana vestaglia indosso.
Il commissario, forte della propria trentennale esperienza, seminò l'individuo e con astute manovre lo aggirò.
Giunto ad un bivio spuntò da dietro un muro e intimò al tizio "documenti, prego". Il freakkettone scalzo, mancante del cane pulcioso d'ordinanza, allungò la propria mano destra all'interno di quel cazzo di vestaglia colorata e fece come per prendere qualcosa. Il commissario pensò "cazzo" ed estrasse la propria 92 sf 9x18.
Il cazzo di freakkettone del cazzo fu preso in piena fronte e stramazzò al suolo senza una parola.
Il commissario lo perquisì e gli trovò ancora stretta nella mano destra una croce.....vuota
"ecchecazzo ho ammazzato Gesù cristo"
 

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