MARY SUICIDE
Chiaramente, a buon rendere.
A fatica e senza troppa
voglia, comincio a dire un po’ di me, anche se non e’ che ci sia tutta
questa fretta.
Mi chiamo Mary, e mi ritrovo
che sono venti anni ormai che son cadavere.
Non dico per creare qualche
impressione particolare su di voi, peccarita’, e’ che sono veramente morta
da venti anni.
Sinceramente non so neanche
io come e cosa sia diventata, ma a quanto ho capito e’ un po’ tutto come
prima.
Latito pericolosamente in
bilico estranea perfino a me stessa che non sono, coscente allo stesso
tempo di non esistere.
Qui, come me ce n’e’ tantissimi,
stiamo sospesi nell’aria in stato di inquietudine e incompletezza senza
capire da dove cominciamo e dove andremo a finire, se andremo a finire
da qualche parte.
Se avete voglia vi racconto
un po’ la mia storia, anche perche’ durante il giorno non faccio altro
che guardare i treni che passano per la stazione.
Vivevo con mamma in una
di quelle belle colate di cemento arrugginito appena fuori citta’, e dire
che non mi sono mai data da fare e’ poco.
Si’ certo, c’era sempre
l’inebriante atmosfera natalizia ogni tanto, il corso serale di ginnastica,
i concerti emarginanti forza bruta a 0 metri dai 2000 watt, le amiche con
cui sparlare delle amiche.... con un po’ di buona volonta’, avrei potuto
far finta di non vedere....... se solo avessi avuto un po’ di buona volonta’.
Come i Pooh per dirne una.
Avevo solo un brutto vizio:
mi sparavo in vena eroina con indecente disinteresse totale del resto della
cittadinanza e relativo vociferare. Mamma piangeva spesso per questa cosa,
ma ora che ci penso, non l’ho mai capita fino in fondo.....questa cosa
del pianto dico.
Forse non avrei dovuto dirvelo.
Adesso comincerete a intravedere le superstiziose immagini di qualche film
verita’ visto alla tivu’ sull’argomento: la metropoli, la disoccupazione,
l’ingenuita’ delle ragazze non ancora indipendenti, forse la prostituzione,
giri di persone decisamente evitabili, ma quelle cose li’ non sono mai
cosi’ brutte come lo furono veramente. Mi avreste trovato dietro la porta
dove fino a poco fa si leggeva, the city is burning tonight . Mi sembra
che un paio di anni fa quel palazzo l’abbiano addirittura demolito, ma
non vorrei sbagliarmi.
Comunque, vi basti questo
per sapere che ficata di vita che si mandava avanti in quei giorni. Sono
morta per colpa di un cacchio di ragazzo, l’ho visto comparire nel cielo
di una notte pre-invernale, cosi’, vittima di una svista allucinogena e
grossolana mi son detta: "Hei, e’ superman !" gia’ proiettata verso il
mondo Ovomaltina, Kinder Brioss.
Invece era Ridge Forrester
beautifilliano.
Che disdetta cazzo, ci sono
rimasta proprio male.
(A sentire i saggi, non
bisogna aspettarsi troppo ondevitare di rimanere delusi. Non ho mai avuto
paura di rimanere delusa, cosi’, preferivo pretendere piuttosto che temere
di diventare vecchia con la faccia segnata dalle aspirazioni mancate della
provincia.)
Comunque questo ragazzo diceva
che mi voleva bene, poi solo qualche mese dopo si scopri’ che aveva lo
stesso odore di tutti gli altri.
Si doveva capire subito:
quando si ha a che fare con un Ridge Forrester qualunque, date retta a
me, la stronzata e’ sempre dietro l’angolo.
Discorsi confusionari sul
mio avvenire, mancati allineamenti dei piani, superstizione inconscia derivata
delle mie origini suddajuole, voglia di seguire con dedizione particolare
la bibbia dei Pantera, troppa sicurezza, troppa insicurezza, voglia di
fare qualcosa di nuovo, terrore verso avvenire, scocciature per il fatto
che mi voleva diversa, mi voleva tirare fuori diceva, oppure allergia al
polline, indigestione di peperoni, eroina tagliata malignamente e con sarcasmo
da qualcuno che mi voleva sdraiare. Non saprei dirvi con sicurezza cosa
mi spinse a compiere un’azione cosi’ arguta e degna di una persona brillante.
Sicche’ una serata nervosa
e piena piena, non ebbi piu’ voglia di scendere a compromessi. Quella sera
non ne volevo mezzo, e alle prese con l’emozione del momento, un po’ di
timidezza, mi riservai di destinare una pallottola per ognuno di noi, mettendo
fine ad uno spettacolo imbarazzante.
D’altronde, la tristezza
di far parte di un gioco cosi’ scontato e prevedibile mi avrebbe ucciso
comunque, ci sarebbe voluto piu’ tempo e piu’ sofferenza, non vi pare anche
a voi? Non avevo tutta quella pazienza.
Avreste dovuto vedere che
polverone e’ salito dopo quel exploit sciccoso ed imprevisto. Metteteci
anche il fatto che in provincia ogni voce fuori coro assume proporzioni
incontrollabili, il che forse e’ l’aspetto piu’ collaterale e inquinato
della storia, e non poteva essere altrimenti.
La testata giornalistica
infurio’ per giorni sulle pagine delle cronache locali, tiggi’ regionali,
giornalisti a mucchi in coro per le osterie di paese a intonare Ale, oh-oh,
mistiche notizie-rivelazione accolte tra il falso sgomento e commozione
generale della cittadinanza alla notizia di avere due teste calde in meno.
Li ho visti tutti e gliela
farei pagare. Li ho visti lanciarsi in iniziative sub-politiche contro
i vecchi amici e fiduciari alienati alle sbandate mediante pesantezze letali
assolute: gli inconsolabili e disinformati Xone, Tonino Scala, Impiegato
Comunale, Mazda, Castagna, l’Italoamericano e gli altri.
Per quel periodo tutti ghettizzati
chi in casa chi fuori citta’.
Bellissimo tutto.
Come li ho odiati cazzo:
avrei voluto essere viva e bastonare tutti uno per uno vaffanculo, ma non
c’era verso.
Dopo un anno scarso si calmo’
un po’ tutto il movimento, il flusso delle automobili e delle ignoranze
riprese a godere dei vantaggi offerti dalle giunte societarie e anche quelli
delle sapide Ussl locali, allo stesso modo di prima: chi l’avrebbe mai
potuto pronosticare. Per la gioia dei commercianti, un mostro l’aveva fatta
grossa proprio nella loro stessa citta’ e con un imprevedibile incremento
dell’ 1,15% delle vendite, volete che qualcuno non abbia pensato addirittura
santificarmi (vittima dell’inspiegata miss. emarginazione) o a dare il
nome a qualche concorso letterario per giovani disoccupati: zio caro che
orrore.
Alla stregua di tutto, ho
sopportato anche i dibattiti qui tra noi altri, sui diversi comportamenti
che avrei potuto tenere: follia, egoismo, fragilita’ interiore, eccessiva
influenza televisiva e tutte queste cose qui mi appiopparono con super-dosi
di saggezza memorialistica. Ma non li ascoltavo veramente, e’ che qui non
hai mai niente da fare, allora perche’ non assaporare le stesse sensazioni
assaporate a suo tempo a livello liceo, a livello catechismo, a livello
"tu non sai qual e’ la realta’!". (Mi inchino sommamente alle proposizioni
indiscutibili della mamma e bacio le mani.)
Adesso marcisco, aspetto
inconsapevolmente qualcosa di superiore e definitivo, appassisco tra le
battute umoristiche delle anime in pena della stazione: proprio come quando
ero viva. Guardo le facce dei passanti e li vedo gia’ morti. Riesco a vedere
in un flash tutta la vita e come morira’, chiunque fissi negli occhi.
Ultimamente sta venendo
qui nel piazzale laterale un bambino a giocare con la palla, viene sempre
da solo. Con la montatura degli occhiali di plastica bianca, quelli di
riserva, perche’ ogni tanto arrivano un gruppetto fornito di ragazzetti
gagliardi e stravaganti e gliele danno per bene, 5 a volte 6 contro uno
e gli rompono sempre gli occhiali. Futuri membri della classe dirigente.
Li odio i prepotenti: mi
hanno sempre fatto incazzare.
Comunque ragazzi, una cosa
ve la voglio proprio dire: guardatevi bene intorno, i cadaveri sono tra
di voi, e non e’ detto che tu gia’ non lo sia.
A buon rendere.
Kristian
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