Amore a prima vista
“Ogni inizio è solo un seguito
Ed il libro degli eventi  sempre aperto a metà”
                                                 Wislawa Zimbowska

Arrivarono ad odiarsi, poiché ogni coppia è un’alchimia, ed il Destino un’alchimista geniale, amante di accostamenti improbabili, insoddisfatto di pozioni apparentemente perfette. Arrivarono ad odiarsi, poiché solo l’odio, oltre l’amore, è incapace di annientare la presenza dell’altro. Si fusero istantaneamente, senza filtri, senza centellinarsi, senza sperimentare; bastò uno sguardo ed erano già una miscela quieta e completa, che solo il tempo avrebbe potuto correggere.
Lei, la seduzione dell’istinto ancora innocente. Lui, il fascino inquieto della coscienza contesa, che si trovò suo malgrado a consegnare l’anima a quella donna, per fargliela rammendare con cura silenziosa e tenace, in modo da poterla indossare, finalmente intatta, perché lo coprisse dal mondo, perché lo coprisse al mondo.
Non si sposarono mai, né abitarono mai la stessa casa, ma neanche questo bastò a separarli, perché il numero due, a volte, è una condanna a vita. ”Ogni inizio è solo un seguito, ed il libro degli eventi è sempre aperto a metà“...neanche loro saprebbero dire con certezza quando cominciarono, e forse, in realtà, ci fu  da sempre la loro vita, e mai le loro vite; poiché sentivano da sempre che sarebbero stati due pezzi inservibili l’uno senza l’altra. All’inizio convissero felici col mistero evidente che li teneva uniti, con la fatalità inspiegabile del loro essere insieme; guardavano con soddisfazione il quadro ideale della loro comune esistenza, e per questo smisero di dipingere, lasciando alterare la tela per il timore di corromperne la perfezione. Fu l’ossessione di cristallizzare la felicità a renderli infelici, esausti nello sforzo di sentirsi totalmente appagati. Il Destino, che aveva deciso per loro, tentò di scindere i due elementi di quel composto e si accorse così dell’insufficienza della sostanza nella sua singolarità. L’astio latente che nutrivano nei confronti di se stessi prese a lievitare lentamente, con quella pazienza che solo il dolore conosce, trasformandosi man mano in ostilità verso l’altro, unico abile a rendere inutile la propria individualità. Arrivarono ad odiarsi, poiché si accorsero che a loro era stata da sempre preclusa la possibilità dell’indipendenza e se ne imputarono reciprocamente la colpa. Un giorno si guardarono e seppero che sarebbe stata l’ultima volta.
Non si videro più, e non ebbero più notizie l’uno dell’altra; così che nemmeno la morte fu capace di dividerli.
 

 

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