“Si dice le mie gambe battono tutte le strade
Poi non ci si muove più.
No, la terra é per qualcuno”
Paul Eluard-Non so se voglio partire...
-Devi deciderti, non c’è più molto tempo.
Restare immobile, convincendomi che il tempo si fermasse con me, era questo che volevo: non un’attesa ma un vuoto.
Andare lontano, vivere, anche questo volevo.
Mi chiedevo come sarebbe stata la vita, come avrei reagito nel momento in cui l’avessi trovata... Ma poi, chissà se l’avrei trovata, lì o altrove, la vita, o avrei scoperto che non poteva esistere per me altro che la mia vita; così inesorabilmente costretta nella gabbia della propria individualità, così inderogabilmente legata all’essenza del mio proprio sentire.
La curiosità genera paura, e l’unico pericolo nell’ignoto è l’errore che diventa colpa.
Una persona poco amata non può permettersi errori, ma una persona che vuole amore deve rischiare: desiderare è la peggior condanna per colui che teme.
Sentivo che la verità era in mano di altri, quelli che avevano saputo individuarla e raccoglierla al momento giusto, mentre io ero arrivata sempre troppo tardi o troppo presto. Sentivo il desiderio ed il dovere di uscire a dischiudere quelle mani, a rubarmi le risposte, anche con l’inganno...Allo stesso tempo mi rendevo conto dell’impossibilità intrinseca di indossare abiti altrui e preferivo nascondermi nei miei panni.
Riappariva ancora il forte senso del mio limite, che mi aveva accompagnato tutta la vita, che mi avrebbe accompagnato sempre.
D’un tratto, all’improvviso, mi trovai a pensare che avrei potuto innamorarmi di lui. Questa possibilità si forgiò dentro di me come un’arma, che la mia ambizione di esistere brandiva ora audacemente... Io avrei amato in lui la leggerezza del vivere e l’esperienza del mondo, che disperatamente gli invidiavo e che solo così avrei potuto conquistare: il mio amore mi avrebbe salvata, facendo di me la sua prosecuzione; il MIO amore mi avrebbe salvata...Non avrei dovuto temere: in realtà non avevo da perdere altro che la paura... Avrei potuto se solo l’avessi voluto...
Non sapevo allora cosa avrei fatto, ma una decisione la presi: partire sarebbe stato inutile; io ero già partita, ed il mio viaggio mi avrebbe portata molto lontano.
Così è qui che ora sono, lontano da me, accanto alla sua paura, in lotta con le sue insicurezze. Unica arma la mia presenza: ostinata, silenziosa, ferma; io sono nella sua vita ovunque, alimento della sua forza con la mia debolezza, prova del suo coraggio con la mia paura, conferma della sua essenzialità con il mio bisogno. Quando capii che mi voleva accanto mi sembrò di vivere un sogno, ed è infatti dove sono rimasta, dentro il sogno della felicità, in un grigio letargo; così ora so che non ho fatto altro, finora, che prolungare la mia attesa. Finora.
Domani me ne andrò. Lascerò questa sosta, che credevo una meta, e me ne andrò, senza bagaglio, me ne andrò davvero a tentare un viaggio.