Ditemi qual'è lo scrittore, dilettante o professionista che sia, che, per una volta almeno nella vita, non si sia mai trovato, più o meno verso le tre del mattino, faccia a faccia con un foglio ostinatamente bianco, ad ascoltare il ticchettio ipnotico e accusatore di un maledetto orologio.
Del cervello, poi, è meglio non parlarne: l'elettroencefalogramma è praticamente piatto.
Solo qualche insulsa idea, troppo stupida per ricavarne qualcosa, si muove pigramente nei più profondi recessi della vostra mente ottenebrata.
Intanto, continuate a fissare stupidamente il vostro dannato foglio, come se potesse, all'improvviso, riempirsi da solo di quegli assurdi scarabocchi neri che voi chiamate "calligrafia".
E, cosi, passano tristemente i minuti, le ore, anzi.
Intorno a voi, il palazzo, il quartiere, la città, la nazione, il continente, l'emisfero intero dormono il sonno del giusto.
D'accordo, ci sarà pur qualche altro scellerato ancora sveglio, ma, senz'altro, anch'egli sarà un povero scrittore in bianco.
Allora, voi decidete di non gettare ancora la spugna, e, organizzatissimi e convinti, vi preparate l'ennesimo caffè, ben nero, naturalmente, mettete ancora una volta in ordine gli strumenti del vostro lavoro (dunque, il foglio nel mezzo, quelli di riserva a sinistra, le matite, dalle punte assolutamente acuminate come lance, a destra, gomma e temperino a portata di mano, bene, c'è tutto), aggiustate la seggiola al millimetro (la schiena! Uno scrittore non deve dimenticarsi mai di tenere una corretta posizione mentre lavora), prendete un bel respiro profondo e aspettate che l'ispirazione scenda su di voi come la Colomba dello Spirito Santo.
Niente da fare.
Esasperati, ma ancora ben intenzionati, tentate con le tecniche orientali: meditazione Yoga, recitate i Mantra, cantate l'Om.
Tutto inutile.
Ormai, l'odiate quel foglio nefasto e nefando. E odiate voi stessi, e il mondo intero, per soprammercato.
In un attacco di autolesionismo, vi domandate se non è il caso di darvi all'ippica. A questo punto, siete alla disperazione più completa. Un'amara lacrima di autocommiserazione brilla nei vostri occhi.
"Un'idea, un'idea qualsiasi!" Implorate al foglio che, ormai, non è più semplicemente bianco, ma è addirittura diventato un pozzo di luce abbacinante.
Chinate il capo vinti, sconfitti dall'ineluttabilità del vostro vuoto mentale.
"Non è il mio momento, forse domani avrò più fortuna," Vi dite speranzosi.
E fate per alzarvi.
Ma ecco che, mentre sollevate il capo stanco, vi accorgete che sul tavolo, impilati in bell'ordine, non ci sono fogli su fogli bianchi, bensì fogli su fogli scritti. Oh, la fulgida visione!
Stupiti e increduli, li sfogliate freneticamente: sono tutti inequivocabilmente vergati con la vostra inconfondibile scrittura da gallinaccio. In poche parole, voi e nessun altro potete averli scritti.
"Che li abbia scritti in trance?" Vi domandate esterrefatti, mentre ansiosamente incominciate a leggere.
Di minuto in minuto, la vostra espressione passa dalla pura ebetudine, alla totale meraviglia, dall'attonito stupore, alla gioia più folle.
Trama: ottima! Personaggi: ben caratterizzati, linguaggio: scorrevole, colpi di scena: sensazionali! Inoltre, non manca una giusta dose di humour. Sì, gli ingredienti per fare un buon racconto ci sono tutti!
Riconoscete lo stile come, senza dubbio, quello dei vostri momenti migliori, quando, cioè, le parole paiono fluire dalla matita alla carta , senza che facciate alcun sforzo apparente.
"È un miracolo!" esclamate pazzi di felicità.
"No, è il frutto del mio mirabile inconscio" vi dite, in un secondo momento.
"Non sapevo di avere un inconscio così dannatamente in gamba!" pensate compiaciuti.
"Mentre io mi disperavo, buttava giù righe su righe, e senza nemmeno avvertirmi!" Concludete furbescamente poi.
Ma, subito dopo, venite folgorati da una domanda: "E se l'autore non fosse il mio inconscio, ma un'oscura presenza aliena che si è impadronita del mio cervello?"
"Ehi, amico, andiamoci piano con gli epiteti! Sì, sarò alieno, ma certo non un'oscura presenza, che diamine! È così che si accolgono i visitatori: a insulti?" Ecco che la vostra mano incomincia a scrivere mossa da una forza estranea.
"Eppoi cosa sarebbe quella storia? Io che m'impossesserei di cervelli? Ma scherziamo? Cosa me ne farei, poi, di un cervello come il tuo, che, detto senza offesa, non è certo un granché?"
Ho semplicemente messo un po’ d'ordine in quel guazzabuglio di idee che tu chiami "materia grigia". Rassicurati: è tutta farina del tuo sacco quello che hai scritto. Io mi sono solo limitato a darti una piccola spinta, tutto qui!
Per caso, stavo passando sopra di te... ma no, non a pochi metri, ma come poi pensare una simile bestialità? Eppure, ti compiaci di definirti "scrittore di fantascienza", dove li metti i radar e tutte quelle altre vostre porcherie tecnologiche che sono in grado di individuare una mosca che svolazza? Stavo solo facendo un giretto, un'orbita, intorno a questo vostro curioso pianetucolo arretrato, quando mi è capitato di soffermarmi sulla tua città (carina, con tutte quelle lucine, e con quel suo aspetto così "rustico", ma un po’ troppo "retrò’", per i miei gusti. Possibile che non abbiate nemmeno un astroporto piccolo, piccolo?) e mi è capitato di raccogliere le tue vibrazioni di dolore, che diavolo, guaivi e ti lamentavi come un gigantesco cucciolo di banth!
Eri così disperato, poverino, che proprio non ho potuto fare a meno di aiutarti.
Sai, sono uno scrittore anch'io (ma tu non puoi neanche lontanamente immaginare che cosa significhi essere scrittore sul mio pianeta. Non voglio offenderti, ma temo che tu sia d'animo troppo semplice e d'intelletto troppo modesto per comprenderlo. Devi sapere che noi Brianni impariamo a leggere e a scrivere in età prenatale. Così, dopo la nascita, abbiamo tutto il tempo di dedicarci agli studi superiori che i Nove Saggi scelgono per noi, secondo le nostre attitudini. Sì, un'intera vita dedicata allo studio è una vera delizia, non ti pare?) Ma non divaghiamo. Come ti dicevo, anch'io scrivo e, sebbene con riluttanza, devo ammettere che è successo perfino a me ( ma tutt'al più una o due volte in tutti i miei settemila anni) di trovarmi momentaneamente a corto d'idee.
Così, ho deciso di darti una guardatina nel cranio, e, tolta un'inibizione lì, e limata un'idea là, sono riuscito a farti tirar fuori qualcosa che sul mio pianeta sarebbe stato appena decente come opera di un marmocchio dell'asilo, neanche troppo dotato, per giunta. Ma che, a quanto pare, corrisponde a un buon lavoro, secondo i vostri, se me lo concedi, bassissimi standard letterari.
Bene, ora che ti ho detto come sono andate le cose, me ne vado. Pensa, devo ancora visitare sette galassie prima di potermene tornare a casa dalle ferie. Questi viaggi interuniversali sono un vero stress! Addio!"
Dopodiché, la matita ricade sul foglio.
Intorno a voi regna il silenzio più completo. E voi vi risvegliate di colpo.
"Accidenti, che strano sogno!" Pensate.
"Però, che bella trama!" Esclamate fra voi.
E, trionfanti, col sorriso sulle labbra,
finalmente incominciate a scrivere.