Guida pratica
per aspiranti suicidi
"Dedicata a voi che avete litigato con
la vita, ma non volete uscirne prima di averla offesa a morte."
mercoledì 24 giugno 1998
Questo libello ha il pregio di offrirsi in lettura ad un svariato campionario
di umanità: tutti noi, in uno qualsiasi dei momenti bui della vita
abbiamo accarezzato l’idea del suicidio con intima soddisfazione, anzi,
direi di più: con assoluta voluttà. Quando la Nera Signora
ci sorride con fatale sensualità, che sogno abbandonarsi alle sue
braccia tentatrici e lasciare le stupidità del mondo con un tenero
sospiro di maligna soddisfazione! Ah, la bellezza dello stupire per l’eternità
parenti e amici: "Da tanto tempo lo diceva, poveretto/a, ma mai pensavo
che l’avrebbe poi fatto davvero!" Pare già di vederli coi nasi rossi
inondare i fazzoletti di lacrime postume. Cinico? Affatto, è il
pensiero in cui ci culliamo noi, eterni depressi, per immaginare l’Universo
senza la nostra preziosa presenza. Ma che l’Universo abbia ad accorgersi
di questa nostra dipartita è e resterà da vedersi.
Tuttavia, non potendo la mia modesta persona occuparsi di una così
larga fetta d’umanità dolente, ho deciso di restringere il mio campo
d’indagine ad una ristretta cerchia di casi e di persone, che, guarda caso,
m’accade di conoscere molto bene.
Questa monografia, dunque, inizierà con una domanda, alla quale,
obbediente il lettore risponderà per vedere se rientra, o meno,
nell’immagine del perfetto aspirante suicida. Se l’interessato risponderà
con un sì a tutte le domande, il vivo consiglio dell’Autrice è
un quarto piano, anzi, forse un sesto è meglio, (sempre che non
abbiate schifo della poltiglia sanguinolenta che si creerà all’impatto)
Ma, se davvero non siete ancora pronti per commettere il Gesto Estremo,
la mia umile e generosa persona vi offrirà alcuni volenterosi rimedi.
Da prendersi, naturalmente, per quello che valgono.
Ordunque, eccoci alla Prima Domanda:
Avete davvero toccato il fondo?
La risposta può dirsi affermativa quando:
Punto 1°: La vostra immagine allo specchio vi procura conati
di vomito particolarmente irrefrenabili.
Punto 2°: I conati vengono poi seguiti da un attacco d’ira
e di violenza parossistiche, rivolte, indifferentemente, contro:
a) lo specchio
b) il mondo
c) la vostra stessa persona.
Rimedi possibili ai punti 1° e 2°, casi a, b, c:
Cercate di guardarvi allo specchi il meno possibile, meglio se non
vi ci guardate affatto.
Se il caso e la natura vi hanno forniti di capelli e/o barba, e fate
uso di a) pettine, b) rasoio, c) forbici andate a memoria. Dopo i primi
maldestri tentativi otterrete, senz’altro, risultati interessanti. In ogni
caso è bene ricordare che le tecniche di ricostruzione sono, oggigiorno,
estremamente avanzate e sicuramente potrete trovare un bravo chirurgo plastico
in grado di riattaccarvi naso e/o orecchie al giusto posto.
Punto 3°: Al risveglio vi sentite esattamente peggio di
quando vi siete coricati, e ciò vi accade, anno più, anno
meno, da un ventennio. Inoltre, mentre siete ancora sotto il caldo rifugio
delle vostre coperte, siete vieppiù convinti che se il primo passo
della giornata è brutto, i seguenti saranno sicuramente peggiori.
Rimedi possibili al Punto 3°:
Uno soltanto: rifiutatevi di svegliarvi: lo stato catatonico presenta
indubbi vantaggi che potranno fare al caso vostro.
Punto 4°: Per colazione riuscite a trangugiare più
cibo di un cammello.
Naturalmente vi tacitate la coscienza ripromettendovi di mangiare meno
sia a pranzo che a cena. Tutto ciò non accade nel modo più
assoluto.
Rimedi al punto 4°:
a. chiamate pranzo e cena "colazione", se non altro avrete questa scappatoia
linguistica.
b. fatevi crescere le gobbe.
Punto 5°: Quando è l’ora d’iniziare a lavorare, vi
assale la vostra emicrania più atroce: occhi, lobo cerebrale destri
e cervelletto paiono trafitti da spilloni infuocati di varie misure, da
ago da calza a Spada Excalibur in persona.
Rimedi al punto 5°:
Giocate d’astuzia: cercate d’iniziare a lavorare di soppiatto, forse
il mal di testa non se ne accorgerà e vi lascerà in pace.
Qui sotto daremo alcuni esempi di comportamento evasivo:
a. sbadigliando e stiracchiandovi, lamentatevi ad alta voce che state
male e fingete di voler restare a letto. A tal punto deve intervenire il
coniuge complice che telefonerà al capoufficio, anch’egli compiacente,
per avvertire che non vi recherete al lavoro. Dopodiché, uscite
a gran carriera dalla porta di servizio. L’unico inconveniente è
che dovrete spiegare alla guardia incuriosita che sicuramente vi fermerà,
perché siete ancora in pigiama.
b. Ad ogni buon conto, prendetevi un’aspirina.
Punto 6°: Dopo una giornata di duro lavoro che vi ha lasciati
completamente esausti e abbruttiti, scoprite che:
a. i risultati del vostro lavoro non si notano affatto
b. anzi, si può vedere un vago peggioramento nello stato delle
cose.
da cui deducete che:
1. E’ perfettamente inutile che lavoriate, tanto è ininfluente.
2. Esiste, forse, un folletto malvagio che vi perseguita.
Rimedi al punto 6°:
a. mettete una ciotola di latte avvelenato dietro alla porta prima
che ve ne andiate, forse quel dannato folletto morirà!
b. Abbandonate decisamente la vostra attività che si dimostra
così infruttuosa, dedicandovi, invece, con slancio a fare le cose
che più vi aggradano. Tanto nessuno se ne accorgerà. MA SE
qualcuno dovesse mai accorgersene, da quel momento egli sarà alla
vostra completa mercé, schiavo vostro per l’eternità!
Breve Nota al Punto 6°:
Se vi trovate nella situazione di cui sopra, probabilmente appartenete
a una di queste categorie:
1. casalinghe
2. scrittori in disgrazia
3. casalinghe-scrittrici in disgrazia
Se appartenete alla categoria 1) e i vostri mariti e figli vi chiedono
(anche non nell’ordine):
a. cosa c’è per pranzo/cena
b. dove sono i calzini puliti
c. cos’è quella nebbia che gira per casa (scegliere a caso fra
smog, sporcizia o smog e sporcizia)
d. perché le lenzuola dei letti hanno l’inquietante propensione
a camminare da sole, e senza neppure l’intervento di un inquilino dell’aldilà.
STRATEGIE POSSIBILI
1. rivolgete loro uno sguardo vacuo (tanto non si aspettano un elevato
Q.I.)
2. date la colpa all’amica X che vi ha tenute tutto il giorno a telefono.
3. fate finta di non sentirli.
Se appartenete alla categoria 2) e vostra moglie e/o i vostri figli
vi chiedono soldi:
STRATEGIE POSSIBILI
1. piangete miseria dando la colpa alle Poste che hanno bloccato chissà
dove l’assegno dell’Editore.
2. amabilmente offritevi di leggere loro il vostro capolavoro: essi
fuggiranno in preda al panico e voi tornerete liberi di agire a vostro
piacimento.
Se appartenete alla categoria 3) e i vostri cari, giustamente infiammati
dal sacro fuoco dell’indignazione per l’iniquo vostro comportamento, vi
riversano addosso metaforicamente, fisicamente e contemporaneamente, tutta
la loro:
a. fame
b. biancheria sporca
c. acrimonia
avete un’unica STRATEGIA POSSIBILE:
Fatevi venire un’amnesia in modo di non ricordare più chi siate
voi, e, soprattutto, né chi siano loro.
Ebbene, caro lettore, quanti sono i tuoi sì alle domande che
la vita ogni giorno ci pone? Quante sono le occasioni che riesci ad acchiappare
col tuo retino per farfalle? Quanto volte, invece, preferiresti cadere
a terra e non rialzarti più?
Siamo forse tutti Perfetti Aspiranti Suicidi, chi può dirlo?
Possa esserti d’aiuto dirti che nemmeno io lo so!
Questi sono i miei umili suggerimenti, a volte scherzosi, a volte semplicemente
sciocchi: che ti siano utili o no, questo spetta a te.
Comunque è bene che tu sappia che quando la Nera Signora ti
tenderà la mano, sia che tu le sia andato incontro un po’ troppo
precipitosamente, e di tua iniziativa, oppure no, sta’ pur certo: avrà
Lei l’ultima parola.
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