Sentiva dentro di sé un
dolore nell'anima, profondo e pulsante.
Un'angoscia senza nome, un'infinita
nostalgia.
Udiva sussurri, parole, frasi
smozzicate che riecheggiavano intorno a lui come un richiamo lontano e
incomprensibile.
Per lunghe ore, si agitò
nel letto in preda a quell'incubo.
Una o due volte, si svegliò
di soprassalto, sudato e tremante.
Finalmente, nel cuore della notte,
nell'ora in cui l'anima, libera dal giogo del corpo, vaga nei territori
del sogno, arrivò il messaggio: "L'espiazione si è compiuta.
È giunto il tempo del perdono.
La sofferenza, la disperazione,
la solitudine che hai conosciuto non saranno più.
Ti riporteremo a casa. Stiamo
arrivando. Sii pronto."
La mattina dopo, si destò
con quelle parole impresse nella coscienza: " Ti riporteremo a casa ".
Cosa significavano?
Una porta oscura si aprì
allora nella sua mente e, come un'onda impetuosa, ne fluirono i ricordi.
Ricordò la terribile colpa,
il peccato commesso, la grave offesa arrecata.
Ricordò l'inflessibile
sentenza e la spietata condanna .
Ricordò la rabbia, l'umiliazione,
la vergogna.
Ricordò l'esilio, il terrore
dell'abbandono in un ambiente orribile e ostile.
Ricordò la lunga e sanguinosa
lotta per la sopravvivenza.
Ricordò la faticosa risalita
verso la civiltà.
Ricordò l'odio e ricordò
l'amore. Le sconfitte e le vittorie. La guerra e la pace.
Ricordò le sue infamità
e pianse. Ricordò le sue glorie e ne gioì.
Tutto questo, con dolore e con
stupore, ricordò.
Mentre nel cielo si affollavano
così tante navi da oscurare il sole, ogni singolo abitante del pianeta
Terra, all'improvviso, ricordò.