La fiaba della Cascata
C’era una volta, come in un mondo a testa in giù, una piccola cascata a forma di fiamma giacché, invece di scorrere, s’innalzava al cielo e quella che un tempo era stata la sua schiumosa fine ora sembrava sciame di piccolissime goccioline prossime al vapore.
Naturalmente le persone potevano tranquillamente passeggiare sotto di lei perché non si bagnavano;tutto, sotto quel gigantesco ombrello, diventava aria leggera, fresca e, nelle giornate di sole, colorata.
I bambini si chiedevano dove fosse la sua anima.
Gli adulti intimavano continuamente loro di non avvicinarsi al centro; lì l’acqua era ancora liquida e forte, spinta verso l’alto, era quindi buona norma circolare tutto intorno a quel tronco impetuoso, gustandosi lo spettacolo e lasciare le domande altrove. Ce ne erano già troppe tutti i giorni! (anche se, in quel mondo all’incontrario, il punto di domanda si scriveva come una panciuta "i").
Nel prato sotto la cascata, tra i bambini, sedeva un giorno una bellissima nonna che sprizzava amore dagli occhi. Si chiamava Rita.
Era una nonna grande come un abbraccio.
Raccontava le alchimie dei fiori e dell’amicizia, e anche dell’acqua quando le chiesero se ci fosse uno spirito dentro il grande ombrello oppure no.
Chiunque avrebbe riso di quelle parole ma la nonna fece l’incontrario…
certo in quel paese era normale… ma lo fece come se quella domanda di bambini fosse un’occasione magica per spolverarsi…e questo non accade in molti paesi!
"C’era una volta- cominciò la nonna- il dito di Dio, quello che gli indiani chiamano alito di nuvola e i grandi professori esplosione di stelle, comunque bambini…c’era questo dito-alito-esplosione che danzava nel cielo.
La mattina si alzava, si sgranchiva, e correva a giocare. Gli piaceva tanto ricamare disegni di quello che aveva sognato durante la notte.
Li ricamava nel cielo. E lì che abita."
"E’ancora lì?" la interruppero i bambini.
"Certamente". La nonna non usava mai le parole "circa" o "si suppone", era una nonna lieta come una sicurezza.
"Ma allora deve essere vecchissimo!" sgranarono gli occhi i bimbi.
"E’ un ditone, statene certi! Con le rughe, naturalmente, perché a furia di ricamare si è ricamato anche quelle, ma bello robusto…ci potreste fare l’altalena tutti insieme sul quel dito, senza cadere mai!"
"Uuuuuu!" esclamarono i bambini.
"Come vi dicevo- continuò la nonna- ricamava i suoi sogni nel cielo ed era facile; non servivano matite o colori, né ne uscivano uno più bello uno più brutto. Appena Lui li pensava erano fatti.
Era così fantasioso che ogni giorno ne costruiva mille. Forse milledue.
E questi meravigliosi disegni fluttuavano nell’universo; a volte si avvicinavano gli uni gli altri, o a coppie, o a terzetti, altre volte si allontanavano….capitava perfino che alcuni si mischiassero e allora Dio rideva; non si costruiscono cose da amare per controllarle, volano come possono."
"E’ vero, anche la nostra cascata vola verso l’alto quando tutti dicono che dovrebbe scorrere verso il basso!" i bambini erano sempre più stretti intorno alla nonna.
"Giusto bambini- la nonna sorrideva- proprio come la nostra cascata i merletti di Dio vanno dove vogliono…per questo il dito di Dio, un giorno che ne aveva persi di vista due o tre ed era molto triste, inventò un modo per tenerli uniti a lui anche se erano a spasso un po’ lontano".
"Quale? Nonna, quale modo?"
"Il dito di Dio allora inventò l’Anima, una specie di semino che piantava in ogni disegno appena lo soffiava nel cielo e che rimaneva dentro di loro ovunque andassero.
Così il dito di Dio non si preoccupa perché può sempre vegliare su di loro e loro sono liberi di correre e giocare come gli piace"
"Che bella cosa questo semino!"
"Potete dirlo bimbi, è la più bella invenzione del mondo perché tutti ne abbiamo uno dentro!"
I bambini cominciarono a guardarsi tra loro come se in ognuno ci fosse un tesoro.
"Ma i semini sono tutti uguali nonna?" chiesero poi.
"No bimbi, ogni semino è uguale agli altri quando è piantato dal dito di Dio ma poi ognuno ha la sua stradina…ad esempio ci sono semini che prendono tanta pioggia, ma così tanta che diventano duri duri e altri invece che sono cullati nel sole piano piano "
"I semini duri sono tristi?"
"Sì bimbi, e a volte se la prendono col dito di Dio o con gli altri semini, ma non in eterno". La nonna non usava mai le parole "per sempre" o
" ovviamente", era una nonna sincera come una favola antica.
"E i semini cullati al sole sono felici?"
"Più di ogni altro- rispose la nonna.
"Non è giusto!" gridarono i bambini.
La nonna non rispose, era una nonna che non parlava se non poteva dire, era una nonna saggia.
"Bambini- si limitò a sospirare- ogni semino ha la sua stradina e ognuno può farcela a camminarci e a cambiarla se si ricorda che all’inizio era un merletto di Dio".
"E alla fine dove vanno i semini? I semini possono morire?"
" Chissà- sospirò la nonna- forse vanno tutti a finire nella nostra cascata….e scorrono, scorrono, scorrono per sempre come un miracolo che non si sa da dove viene e nemmeno dove va…
un grandioso spettacolo imprendibile di aria leggera, fresca e, nelle giornate di sole, colorata."