La casa del SoleLa casa del sole
Sì, non ce la faceva proprio più!
Era una storia che durava da troppo tempo!
Alzarsi di mattino e subito correre, correre, correre ed alla sera riuscire appena a dormire per cominciare il giorno dopo tutto da capo!
Correre, correre, correre.
Oh, certo, tutti erano molto contenti del suo lavoro, chi in cuor proprio lo benediceva e chi apertamente lo adorava come un dio.
Un tempo  se ne era anche compiaciuto ma adesso ne aveva proprio le tasche piene!
Tutti lo stimavano perché avevano bisogno di lui, solo per questo ma che fine avrebbero fatto senza di lui? Nessuno che pensasse ai suoi bisogni, nessuno che  comprendesse  il suo dramma e lo consolasse,  non faceva altro che correre, correre, correre senza fermarsi mai ed ora era tempo di
finirla! Proprio!
Fra gli innumerevoli tramonti e le innumerevoli albe che ogni giorno gli sfuggivano da sotto gli occhi, ve ne era una che avrebbe sempre voluto durasse più a lungo ma la sua inarrestabile corsa gli aveva sempre impedito di soffermarsi: era una casetta sulle pendici di un colle con al suo fianco
un albero che, da quando anche l'ultimo abitante se n'era andato, era diventato così triste e solo che a primavera non si rivestiva più del suomanto di foglie.
Forse era un paesaggio un po' desolato ma al Sole, che passava di lì ogni mattina, piaceva veramente molto e fu proprio quel giorno che improvvisamente ebbe un'idea: i quattro cavalli alati, che quotidianamente trainavano la stella nel suo giro attorno al cielo, correvano all'impazzata quando, in lontananza, siscorse la casetta con l'albero.
Il Sole, avvertendo che il momento di farlafinita era ormai giunto, allungò i suoi raggi e li avvinghiò strettamenteai rami del possente albero.
Trach! Ci fu uno schianto pauroso! I rami, il tronco e le radici resistettero ed il Sole si sentì improvvisamente liberodal giogo che lo legava a quelle quattro bestiacce. I cavalli alati, dal
canto loro, si voltarono stupiti, una cosa del genere non era mai successa.
"Ehi, ma cosa hai intenzione di fare?"- domandarono i cavalli -.
"Io di qui non mi muovo - rispose il Sole con fermezza.
E' una cosa inaudita - dissero i quattro tirapiedi - corriamo subito adavvisare il Capo del Personale".
"Correte a chiamare chi volete - rispose il Sole con cipiglio furioso - ma di qui non mi muove nessuno". Era successo, finalmente!
Non più correre, correre, correre, non più movimento, ma quiete.
Tempo per osservare, contemplare, riflettere. !
Sapeva perfettamente che la sua azione avrebbe messo in gran scompiglio tutto l'ordine prestabilito ma ora voleva godersi questo momento senza pensare ad altro.
Ah! quelle interminabili giornate di subdola schiavitù gli sembravano giàcosì lontane! Certo, niente più riconoscenza o preghiere ma anche niente più obblighi.
 Finora tutti lo veneravano come un principe ma lui dava, dava, non faceva altro che dare.

La sua era una fama ed un successo che costavano assai cari.
 Molto meglio era restare lì insieme al suo albero ed alla casina abbandonata per contemplare, solo ed in silenzio, il bellissimo paesaggio illuminato da un'eterna alba.
Il capo del personale doveva aver proprio tante cose da sbrigare  perché impiegò molto tempo per arrivare.
Per un po' il Sole pensò addirittura che si fossero dimenticati di lui ma,è chiaro,  una cosa del genere non poteva accadere. Ed infine il capo arrivò.
"Che cosa sta succedendo, è vero quello che mi hanno riferito?" Disse.
"Quello che sta succedendo lo vedi anche da solo - rispose burbero il Sole - ed io da qui non mi muovo"  affermò.
"Vedo, vedo - disse pensoso il Capo - é proprio una situazione singolare e, dimmi, non hai pensato a tutti quegli esseri che senza di te non possono più vivere"?
"Oh, storie - disse il Sole serrando ancora più strettamente i raggi sui rami dell'albero." "Non sono storie, ma una cruda realtà - continuò il capo- vedi, ora tu stai illuminando solo una parte della terra, presto il tuocalore trasformerà tutto in un deserto: prima moriranno le piante quindigli animali che se ne nutrono  ed infine  gli stessi animali che si cibanodi altri animali.
Chi prima chi dopo, tutti sono destinati a fare la stessa fine!"
"Beh, vorrà dire che tutti quei fannulloni che non hanno mai fatto altro che sfruttarmi dovranno alzare i tacchi ed andare dall'altra parte della terra, quella non illuminata" disse il Sole con un po' di insolenza.
"Certo, là farà più fresco - disse il capo - anzi troppo fresco - ribadì -ma prima che tutte le creature s'irrigidiscano in un ghiaccio mortaledobbiamo fare subito qualcosa"! "Non contare su di me bello" - dissebeffardo il Sole.-
"Ehi, come ti permetti di parlarmi così, forse non sai a cosa vai incontro"replicò il capo mentre sentiva che stava perdendo la calma.
"Certo che lo so ed è per questo che non ti temo - rispose  calmo il Sole e proseguì:
"Tutte noi, semplici stelle, nasciamo allo stesso modo; dal momento che la nostra nube di gas si accende brilliamo per anni ed anni di uno splendidocolore bianco ed azzurro ma, poi, anche noi come tutte le altre creature invecchiamo, da azzurre diventiamo gialle, arancioni ed infine rosse. Come
molti altri esseri nasciamo tutte allo stesso modo ma possiamo morire in modi diversi: qualcuna di noi esplode e qualcun' altra diventa così grande da disgregarsi, altre fermano addirittura la loro stessa luce diventando nere nere come un buco.
"Certo, nell'universo tutto muta e tutto si trasforma! Ciò che vive, muore e ciò che muore crea le basi per una nuova vita"  affermò il Capo senza ancora capire dove volesse arrivare il sole con tutto quel discorso.
"Ed è proprio per questo che non ti temo - continuò il Sole - il peggio che tu possa farmi è quello di uccidermi, di spegnermi, ma ciò dovrebbe accadere comunque, prima e poi. Quindi meglio vivere poco ma dignitosamente che vivere molto da vigliacchi.
"Allora, cosa aspetti dunque a farla finita?"
Il Capo del personale comprese a questo punto che non avrebbe ottenuto gran ché con le maniere forti e pensò quindi fosse meglio usare l'astuzia.
Il Sole era una stella, ormai non più tanto giovane come dimostrava il suo colore giallo ma con una moralità ineccepibile. Ottenere da lui  una promessa sarebbe stata  garanzia sufficiente ma come fare?
Improvvisamente gli venne un'idea: " non hai quindi nessuna intenzione di muoverti da qui?" domandò.
"Mai - disse il Sole - non girerò mai più intorno a questo grumo di rocce ed acqua, mai più! Distruggimi se vuoi ma fallo ora!  Io non girerò mai più attorno alla terra".
"Quindi il problema sta nel fatto che ti sei stancato di fare questa vitaccia, di girare, girare, girare - disse come fra sè e sè il Capo del personale.
"Proprio così" - affermò il Sole, stupito e incuriosito allo stesso tempo -"Dimmi - domandò il Capo - saresti disposto anche a promettermi che mai più girerai attorno alla Terra?"
Il Sole rimase perplesso e per un attimo pensò che il Capo non fosse proprio a posto del tutto, chissà? Lo stress da lavoro?
"Certo che sono disposto a prometterlo - disse infine.
"Bene - disse il Capo, asciugandosi la fronte sudata - poiché hai promesso, è tutto sistemato; tu puoi benissimo restare dove sei, d'ora in poi sarà la terra a girare attorno a te".
 Così dicendo slegò i raggi del Sole che, più per lo stupore che per altro, restavano ancora avvinghiati ai rami dell'albero; prese quindi la Terra e la lanciò in una perenne corsa attorno al Sole.
A dire il vero, quel lancio non fu gran cosa perché la terra, al posto di girare attorno al Sole in un cerchio perfetto , girava come in un cerchio un po' allungato come nella forma di un uovo, per intenderci. Il Capo pensò che questo non era poi così grave per gli abitanti della terra e decise di
non ritentare il tiro, aveva troppo da fare.
 Il Sole dal canto suo ci mise un po' ad abituarsi alla nuova situazione; aveva in fondo ottenuto ciò che voleva, lui non correva più attorno alla terra, ora era la terra che girava attorno lui e gli abitanti della Terra continuavano ad adorarlo, ringraziarlo e pregarlo.
Non era poi così male!
 

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