Il momento era quasi giunto. Pochi giorni, e la rassicurante dimensione
della vecchia e piccola Asti sarebbe stata minata alle fondamenta.
La vita chiede svolte e frantuma certezze.
Ma la prima a rompere certezze ed argini fu l’acqua grigia del Tanaro
che ,bevute le abbondanti piogge, dei giorni precedenti s’accorse di stare
scomoda nel suo letto e tracimò.
"Acqua, acqua dappertutto". (1)
Le campagne e le città conobbero il fangoso abbraccio di una
natura troppo compressa ed umiliata per non chiedere in pegno un
ingente numero di danni e vittime. Le vie che conoscevano passi di uomini,
l’asfalto che odorava la puzza dei gas delle auto, il porfido che tendeva
insidie ai dilettanti ciclisti, si trovarono a stretto contatto con una
massa di acqua scura.
Questo forzato matrimonio durò solo per qualche giorno. Ma fu
sufficiente per noi e per tutti quelli che non conoscevano quanto l’acqua
potesse essere cattiva e dispotica. Nella piazza del Palio dove infinite
tracce di gomme e di sporcizia riparavano l’asfalto dalle intemperie, si
poteva solo transitare con il canotto o con le zattere.
Ci volle un anno perché la città potesse tirare su il
capo, così pesante dopo questa lezione che grida alla noncuranza
ed allo scarso attaccamento degli uomini alla natura .
Ci volle anche un anno perché le linee ferroviarie offese dalla
piena dei fiumi potessero conoscere di nuovo le mani d’acciaio dei loro
amanti treni. Per molto tempo l’unica via di fuga dal marrone dominate
in città fu l’autostrada da solcare a passo d’uomo o la ferrovia
ormai monca, capace solo di vedere Torino.
Così saltò la prima settimana di lezione. Meglio, erano
sette giorni di vacanza in più, come se non ne avessi fatta
abbastanza.
L’ estate più lunga della mia vita
Non stupitevi. Non sto parlando di mirabolanti coincidenze meteorologiche.
Né sto parlando di un vacanza lunga una vita (2).
Sto parlando del periodo di vacanza assoluta e sine ulla cura che mi
si prospettò una volta concluso l’esame orale della Maturità.
Passai quasi per ultimo, dopo di me, infatti, furono interrogate Maria
Elena, Cinzia ed Irene (3). Che stress, non ero mai stato
sottoposto ad una sofferenza peggiore, certo giusto perché non conoscevo
ancora lo stress da esame che oggi ancora gioca a tamburello con il mio
stomaco. Gli ultimi giorni conoscono la resa degli ultimi baluardi di certezze,
che, traditrici!, issano bandiera bianca quando meno te l’aspetti e quando
maggiormente avverti il bisogno di aggrapparti ad un misera certezza. Penso
che mi sarebbe bastato sapere che il giorno dopo (l’alba dell’esame) il
sole sarebbe sorto come aveva fatto i diciannove anni precedenti della
mia vita. Che Hume dubiti pure che il magister lo critichi pure e che la
Vanni dica tranquillamente la sua , IO avevo bisogno di sapere qualcosa
di certo e di saldo. Evattelapesca.
Comunque la notte precedente l’esame non riuscì a dormire molto
bene (meglio che niente: mia madre, da me contagiata, non dormì
proprio...) e la mattina, mentre quella santa donna tentava di vincere
la tenzone con la tensione stirando, gustai la prima colazione della mia
vita che non aveva sapore. Non sapeva di niente! Tutto ciò che mi
era dato di conoscere era la temperatura del te e delle tremende brioscine
scaldate al forno a microonde. Da ustione.
Vabbè, ma mo’ che mi metto? Non avevo mai cambiato abito prima
d’uscire, una volta deciso che cosa indossare. Solo che questa volta presi
la camicia bianco-rosata, ma scoppiavo di caldo. Ecco, non mi ricordo neanche
se mi stesse bene o meno, ricordo solo che avevo un gran caldo (sarà
stato il vapore del ferro da stiro di mia mamma che a metà Luglio
stava stirando?). Niente paura, comunque, mi tolsi la camicia per un camiciotto
di seta bordeaux, sicuramente più fresco (?).
L’ esame era alle 11. Io, per essere sicuro, mi precipitai in aula
d’attesa alle 9 e 45. La fresca camicetta bordeaux era affogata in un mare
di sudore. Di mio sudore, si badi. Voglio dire, non ho mai sudato in quantità
tale da allestire i famosi laghetti intorno alle ascelle. Eppure quel giorno
le mie ghiandole sudoripare festeggiarono abbondantemente. Probabilmente
diedero almeno 4 o 5 feste. Per fortuna, il largo anticipo dettato solo
dalla fifa di arrivare in ritardo più che dall’ardore di essere
esaminato, mi permise buoni tempi di recupero. In anticipo lo sono ancora
oggi e sicuramente NON è per la gioia di essere mandati a casa con
il votino d’ordinanza o di essere mandati a casa tout court.
Amerio, Cantelli e ...... Cavagnero. Iamme ià.
Il fan club era poco nutrito ma di gran classe: da sinistra a destra
seduti, Paolo, Stefano e Stefano (4), più
compagnucci di scuola vari. Era l’ultimo anno delle commissioni esterne
provenienti da tutte le parti d’Italia. L’ultima chance data ai professori
di farsi una vacanza alle spese dello Stato. I professori delle nostre
parti chiedevano di andare nel Sud e i professori di giù chiedevano
di venire qua. Certo la paga era quella che era, un rimborso spese, ma
vuoi mettere la soddisfazione ? Una soddisfazione duplice e forse un po'
cinica: intravedevano la possibilità di fare una gita fuorigrotta
e di lanciare le mortali ombre del dubbio sugli studenti che non potevano
conoscere l’entità del mostro cattiveria o della gemma bontà
celati in queste persone di un lontano paese e di uno sconosciuto passato.
I più fortunati, dopo cabale incrociate (non in prosa (5)),
riuscivano a grattare via qualche vaga ed imprecisa informazione. Magari
non era nemmeno vera, ma almeno uno sapeva di che morte morire.
Le informazioni che la nostra scolastica intelligence agency ci aveva
fornito non erano rassicuranti: infatti il presidente di commissione era
descritta come un’ arpia, in effetti l’aspetto esteriore non aiutava, pronta
a far strage degli studentelli che, ahiloro, avevano l’ardire di portare
Inglese.
"Allora, lei, Cavagnero, su che materie è preparato?"
"INGLESE e Italiano". Pure di prima. Ecco le tracce di sfiga che mi
tiro dietro ancora oggi.
Comunque tra milord Byron ed il suo Manfred, Pascoli e Dante nella buffissima
edizione a MILLE lire, l’interrogazione andò in porto.
Pochi giorni per sapere l’esito e poi SHOW TIME.
Furono quattro mesi di puro divertimento: ricordo il nostro Vittoriale
Monferrino, la gitarella a Parigi: non fu troppo riposante ma fu comunque
una pacchia in confronto ai viaggi che si stavano annuvolando all’orizzonte
(6), il lungo svernamento a Felizzano (7),
i suoi campi da beach-volley e la sua palestra, la palestra del liceo...
I primi contatti
Non avevo mai visto questa tanta acclamata Università Cattolica
del sacro Cuore di Gesù Cristo.
Ne avevo solo sentito parlare, avevo solo visto occhi sognanti che
agognandola, quasi me la impacchettavano, pronto uso.
Anzi, avevo avuto la possibilità di vedere l’università
di Torino ed assistere a due malaugurate (8) lezioni di
tale Professor Cambiano, docente di storia della Filosofia Antica. Il primo
da cui sentii il nuovo paradigma ermeneutico di interpretazione dei dialoghi
di Platone in funzione delle dottrine non scritte. A ripensarci è
buffo ricordare che il professore non si sognò neppure di nominare
il nostro UNO. Quello che, cavalcando il nuovo paradigma di Tubinga ed
anche un po' suo, sta ritraducendo tutti i 36 dialoghi del discepolo di
Socrate. L’impressione non fu certo positivissima, visto e considerato
la bomba di carta che scoppiò nell’università il mio secondo
giorno di "lezione" e che attirò a Palazzo Nuovo uno sciame di poliziotti
con buona pace di mia madre che già presagiva chissà quali
disastri.
Comunque, prima dell’inizio delle lezioni, ci andai due volte: prima
per perfezionare le pratiche (ancor’oggi più complicate del 740)
e la seconda per concimarmi gli occhi al mito di questa università,
cioè per capire di più di ciò in cui stavo entrando.
Glissiamo sulla scelta di mia madre di raggiungere la Cattolica in
taxi dalla stazione di porta Genova.
Glissiamo sulla confusione che trovai.
Glissiamo sulla mia insicurezza di matricola del tutto digiuna di conoscenza
accademica.
La gente che ti danzava intorno sembrava la stessa. Foglie mosse dal
vento. Solo dopo mi resi conto che quel vento erano gli esami. Lo scoramento
fu quasi totale: io ero lì a incominciare qualcosa che manco sapevo
cosa potesse essere e loro, perfettamente calati nella loro parte infilavano
scale e corridoi e passaggi con una familiarità disarmante. Il culmine
di questo iniziale scollamento fu quando mi trovai senza casa e con l’incombenza
trovare un collegio, pena la perdita di tempo prezioso durante l’anno accademico.
Per fortuna Daniele (9) mi venne incontro.
Ma questa è un altra storia.
Antica, Medioevale ed Istituzioni
Non dovrebbe essere gravissimo perdere le prime ore dell’anno dei vari
corsi. Si evitano le presentazioni dei testi e degli argomenti. Si evitano
i manifesti programmatici di certi professori che faranno durante l’anno
più o meno la metà di quanto hanno favoleggiato di voler
e potere fare.
Io non ho mai seguito le lezioni dei primissimi giorni. Per un motivo
o per l’altro non ho potuto partecipare a questa kermesse di inizio. Certo,
la perdita è inversamente proporzionale all’anno di corso. Cioè,
perdere il primo giorno all’alba del quarto anno non è nulla, tanto
la gente, ahime, è sempre la stessa e salvo clamorose rentrée
non ci sono mai grandi incontri. Perdere, invece, le lezioni iniziali quando
non si è mai andati in università è piuttosto svantaggioso.
Sicuramente non per il piacere di vedere il professore in anteprima e per
quello, del tutto masochistico, di calcolarne la cattiveria o la bontà,
la maggiore o minore generosità. Il vero vantaggio delle prime lezioni
è quello di essere subito gettati di fronte a moli di lavoro ancora
intollerabili di studenti più ex-liceali che neo-universitari. Per
dire, quando mi hanno propinato, per la prima volta, il foglio-offerta
speciale di Reale (10), mi sono spaventato ancora prima
di finire l’elenco. Soprattutto per il tremendo scadenzario che un esame
con l’ Uno porta con sé e la sua infinitesimale frantumazione. Questo
lo darete a febbraio (1000 pagine), questo ad aprile (altrettante pagine),
il monografico lo aprite a maggio con il mio Platonissimo(11),
la Metafisica la portate con me.
Certo, per chi ha già conosciuto un training di una settimana
almeno, tutte queste eruzioni di date e libri possono sembrare un po' meno
aliene; ma per chi, come il sottoscritto, deve scalare questo iceberg,
non è per niente facile. Il miliardo di testi del corso sono questi:
un iceberg, prima di tutto, mentale che ti stressa ancora prima che
tu possa studiarlo, provando, così, a sminuzzarlo con il tuo
piccolo stuzzicadenti. Per fortuna che gli altri corsi e gli altri professori
hanno bagnato il tuo ingresso in università non con un champagne
di marca incertezza ma con ampie aranciate di solidi appigli per la scalata.
Il corso del buon Ghisalberti, sia di Istituzioni che di Filosofia Medioevale,
aveva il subdolo vantaggio di farti pervenire ai testi con calma, diluendone
l’approccio con il tempo. Voglio dire, ho cominciato a temere il Gilson
(12) solo quando il buon Ghisa ne ha parlato a gennaio-febbraio
e la tentazione di fuggire a gambe levate di fronte al Liber de Causis
mi ha percorso le vene al momento di chiudere l’esame a dicembre. Quale
sarà la strategia migliore? Un timido ma subdolo approccio che ti
porta per mano allo studio oppure la disintegrazione tout court delle tue
certezze con il foglio pesante come non mai dell’intero programma? Boh.
Vabbè, ritorniamo a noi.
L’altro indiscutibile svantaggio del perdere le prime lezioni del primo
anno è quello di non sfruttare il momento di massima loquacità
dei tuoi compagni di corso-futuri amici. Infatti, penso che venga spontaneo
a tutti parlare con il vicino di banco, subito, appena seduti, giusto per
non perdere tempo, giusto per volare vicini nell’oceano universitario.
C’è chi ha la fortuna di conoscere qualcuno già da prima,
così da tentare approcci sempre più numerosi e disinvolti.
partendo dalla base sicura del conoscente. Ma c’è anche chi ha la
fortuna (diversa, chiaramente) di essere così solo da sentirsi orfano,
da essere così intonso da necessitare che tutte le biro dei colleghi
studenti di filosofia scrivano sul foglio bianco della sua vita. Le prime
firme, pardon, le prime amicizie non sono, di solito, le più durature
perché, comunque, fino a marzo passi il tempo a stringere mani ed
a ripetere pedestremente il tuo nome. Ma va da sé che è meglio,
quanto più ci è permesso, raccogliere firme così da
trovare la persona a noi più congeniale e trovatola non dimenticare,
comunque, gli amici di vecchia data.
Pubbliche Relazioni
Chi ebbi la fortuna di conoscere? Quali furono i primi contatti con
i colleghi?
Incominciamo ricordando che ho anticipato di un’ ora buona l’orario
della mia prima lezione: infatti, da almeno un secolo, il professor Reale
tiene lezione il Lunedì alle 10.30 presso l’edificio in via sant’Agnese
nell’aula numero 10, dedicata ad Armida Barelli. Ebbene ed io timoroso
di bucare clamorosamente il mio "ingresso in università" scesi dalla
metropolitana presso la fermata di sant’Ambrogio alle 9.20. Il merito di
questo marcato anticipo è sicuramente da ricondurre all’azione sinergica
della mia ansia con quella di mia mamma (10) che quasi mi buttò
fuori di casa all’alba.
Ebbene, armato della rosea (11), aspettai per ben un’ora l’inizio della
lezione, ben conscio dell’alto valore simbolico di una simile attesa:
sicuramente la mia vita conosceva de facto il più cospicuo cambiamento
da un decennio a questa parte.
Entrando nell’aula non solo entravo in quel circolo vizioso che a mo’
di spirale continua a sballottarmi da una altra parte all’altra, ma anche
tagliavo il filo di una sicurezza coltivata nel tempo. La vicinanza del
Liceo e delle scuole elementari a casa mia sicuramente furono i custodi
di questo piccolo culto della tranquillità. Ed entrare in quell’aula
a quell’ora per quella lezione suonava quasi una bestemmia a tutti gli
effetti
Non ancora colto da quel raptus di protagonismo che mi coglie ad anni
alterni, il posto da me scelto era non troppo davanti, ne particolarmente
nascosto.
Finita la lezione e fatta la conoscenza con tale Stefano e Vanessa
(12), mi resi conto di quanto fossi indietro. Cioè, l’essermi confrontato
con il programma televendita dell’Uno mi mise in uno stato d’agitazione
tale che solo ad ascoltarlo mi venivano i complessi di colpa. Parole come
"Platone", "idee", "Dottrine non Scritte" facevano a pugni con una coscienza
che si alzava dopo un sonno durato quattro mesi, con un cervello che tornava
ad allenarsi dopo un periodo un po' lungo di ossigenazione e di training
autogeno.
Resistetti un giorno.
Poi di schianto caddi.
Comprai tutti quei libri che quell’amabile affabulatore mi aveva prescritto
per l’esame e subito mi misi a studiare quella parte che dovevo espletare
entro febbraio.
Come è possibile studiare così tante pagine e tenerle a mente tutte?
Le nozioni che immagazzinavo nel mio cervello, affamato di input
ma ben presto satollo, con una lentezza esasperante, aprirono le gabbie
prima ai corvi del dubbio poi agli avvoltoi della paura. Dubitavo della
mia capacità mnemonica e del mio metodo di studio, avevo paura che
prima di febbraio il peso di così tante parole lette-ripetute-ripetute-studiate
mi crollasse addosso. Per fortuna mi consolai. Il giorno della mia prima
rappresentazione dell’Apologia (13), affascinato dalle
parole eterne che volavano per la cripta (14), decisi
di accelerare la mia andatura così da coprire più velocemente
l’abisso che mi separava dall’esonero (tante preoccupazioni per una parte
micragnosa dell’esame). Anche perché, forte di quella facoltà
umanissima di prendere coraggio nel confronto con le difficoltà
degli altri, mi resi conto di non rotolare tristemente a guisa di ultima
ruota del carro. Per carità, non ero neanche avanti, ero dove volevo
essere: in una posizione giusta.
Sono ancora grato all’Uno per quei suoi libri di testo.
Reale ha la straordinaria capacità di farsi leggere e, soprattutto,
di farsi capire. Merce rara di questi tempi. Specie tra i filosofi. Quelli
che con l’"essere" (15) hanno a che fare, non sempre
riescono a rendersi comprensibili a noi, poveri studenti, così
ostinatamente legati alla terra di calcoli pratici, così sordidamente
ciechi al richiamo del metafisico.
Certo, con il tempo si può riscontrare nei suoi testi un certa
qual tendenza alla ripetizione di concetti già affrontati e discussi
in precedenza. Per esempio il succitato Platonissimo è una dissertazione
più ampia di quei temi toccati ed inesposti con la voluta dovizia,
nella parte della storia della filosofia a lui dedicata.
Onestamente neanche l’Aristotelone (16) risulta essere
un testo immediatamente accessibile: d’altronde, si vede la verve giovanile
del filosofo che ha trovato un’arma, tutta sua, per compiere il parricidio
con tutta l’esegesi tradizionale della Metafisica. Si può vedere
la fatica titanica del neofita che ruba il sacro fuoco del sapere dall’olimpo
dei celebrati sapienti e studiosi. E chissenefrga se lo stile è
frutto di decenni di continuo labor limae. E chissenefrega che il libro
conosca una spropositata veste tipografica. Chissenefrega.
Febbraio ed Aprile: eccoci finalmente al dunque
Dopo questi periodi di studio "matto e disperatissimo" (17),
giunse finalmente il tempo di verifiche. Di preappelli. Di paure indicibili.
A dare i primi due volumi della storia della filosofia Antica, c’era
una casino di gente, quella stessa gente che ti trovi al mercato allo stadio
nelle manifestazioni più disparate al mare in montagna in vacanza.
In mancanza del primattore, assente giustificato, nell’aula 324 Rotta,
era dispiegata buona parte dell’esercito della salvezza o dell’esercito
del Centro Ricerche di Metafisica.
Generale: Robertino Radice.
Tenenti: Giuseppe Girgenti.
Amabile Crocerossina: la signora Bettetini.
Solo in seguito capii che il grosso dell’esercito non era stato schierato.
Mancavano infatti, la valletta e futura stella del cinema Nicoletta "Maria
Grazia Cucinotta" Scotti e Maria Luisa Gatti (18).
L’esame rotolò via con meno complicazioni del previsto, grazie
soprattutto al tenente Giuseppe ed alla poetica di Aristotele.
Più complesso fu lo studio della parte del benamato professor.
Dario Sacchi. Entro aprile, dovevo studiare il libro (bello ed interessante)
di Popper ed il libello (una palla mostruosa) di Istituzioni di Filosofia
della star. Si, la Star, di quelle che se ci fosse la walk of fame
nei chiostri , avrebbe il suo posto davanti al rettorato o all’aula Magna:
Sofia Vanni Rovighi. Non era che l’inizio di un tragico cammino lungo quanto
il corso di laurea. Infatti, i suoi libri rimangono costante punto di riferimento
per determinati esami. I suoi libri rappresentano la Stella Polare (o la
Croce del Sud) per gli sventurati studenti. La sua luce e le sue parole
ti condurranno attraverso filosofie e filosofi. Ti eleveranno all’infinita
potenza di Dio. Oppure ad un mero esercizio di mnemotecnica (19).
Oppure a parlare di gnoseologia come se fosse una minestrina riscaldata,
come se fosse la zuppetta di pane più buona e più facile
del mondo. Fatto sta che io non sono ancora ben sicuro di aver compreso
la faccenda dell’intenzionalità e delle ipotesi neotomiste in tal
senso. Non ricordo molto dell’esame, ricordo solo l’interesse di Sacchi
nell’indovinare la nostra provenienza, attraverso l’etimo dei nostri cognomi.
Ricordo le domande sugli orfani lombardi e sull’evidenza (20).
Fu il feldmaresciallo Robertino a spiegare la parte delle filosofia
antica che viene dopo l’ateniese e lo stagirita. Fu lui a spiegare la Stoà,
Epicuro e Pirlone. Probabilmente aveva un contratto con la Sector.
Visti gli esempi e visto il tipo.
Mah.
Glissiamo.
Quattro esami e poi Scozia
Non penso sia molto raccomandabile ridursi a studiare il Platonissimo
con un’esercito di carpentieri muratori ed inservienti che ti danzano sulla
testa ed hanno cura nel fare più casino possibile. Mi spiego. La
materia era sempre la stessa e anche gli argomenti erano gli stessi, che
giocavano a nascondino. Quindi, non era il massimo dell’impegno teoretico.
Ma con un delicato martello pneumatico che ti sfarfalla sopra e davanti
e sotto le orecchie non è facile leggere neanche Topolino. Voglio
dire, il giornaletto di qualche anno fa era di un immediato e di un semplice
da far paura. Ora no. Ora è coloratissimo, più del solito,
intendo. E’ pieno di riferimenti alla vita vissuta, è pieno di forme
più accentuate (Paperina con un po' di tette e Minni con un bel
sedere), è appiattito su quella malattia che da un po' di tempo
dilania le visceri dei film della Disney. E’ tragicamente assurdamente
ignobilmente politically correct. C’è il problema dell’integrazione
razziale, c’è il problema di un infanzia disadattata (disadatta
anche a causa di comportamenti come questi), c’è la violenza sui
minori, ci sono persone, pardon, cani e gatti e cavalli e porcelli bianchi,
gialli e neri.
Comunque, anche Topolino va letto con un certo background culturale,
che presuppone una buona conoscenza dei fatti di attualità non indifferente.
E quindi neanche un fumetto può essere letto con un casino del genere.
Figuriamoci, il Platonissimo ed il Merlan (21).
Non dimentichiamoci l’allegro chiasso degli alpini che, proprio quando
stavo ripassando la Metafisica dello stagirita, è esploso per le
vie di Asti nella tre giorni del Raduno nazionale. Ho detto allegro, ma
pur sempre chiasso era. Ma dico, con tutti i bei posti, con tutti i bei
periodi, il raduno doveva proprio essere fatto a fine Maggio e ad Asti?
Tantomemo, può essere salutare tentare di dare Inglese totalmente
allo sbaraglio e Teologia I . Questo esame provai a darlo il 20 di Luglio.
Nell’ aula Gemelli.
Alle tre di pomeriggio, con l’allegra brezza che spira a Milano d’estate.
Con un bel tipo, tale Lia, un tipo vestito in giacca e cravatta,
da yuppie alla prima speculazione, ma con la passione segreta di
fare il sacerdote.
Geniale.
Un ossimoro vivente.(22).
Comunque le forbici degli esami mi hanno permesso di ritagliare un
foglio accettabile di vacanze. Con quel foglio, ho tentato di fare un figura
di origami (23) mai tentata prima: ho provato a modellare
sulla carta del tempo rimastomi la Scozia. Insieme a quel disgraziato del
Tommaso. Una bella vacanza. Forse con troppi italiani di mezzo. E che begli
italiani c’erano di mezzo, ve lo garantisco. Un campionario piuttosto ampio.
Bene, ad Edimburgo, c’erano Paolo e MariaPaola. Due ragazzi, forse
un po' fighetti ma almeno gentili e simpatici.
C’era a Perth una comitiva di amiconi con un pugnetto di ragazze al
seguito. Abbiamo visto di peggio. Non tanto, comunque.
C’erano a Kingussie due reduci da un tour di stadi (arghh) della Gran
Bretagna (24). Veramente preziosi.
C’erano a Carbisdale Castle un gruppetto di personcine a modo. Forse
non molto capaci a fare la pasta. Uno pari: neanche Tommaso sa usare la
lavatrice.
C’era a Inverness un ragazzo di Caserta che parlava come la buon’anima
di Troisi. Chissà cosa ci ha detto.
Tacciamo sulla popolazione autoctona e sui turisti di altre nazioni.
Giusto perché per esaurirli ci vorrebbero, minimo, minimo, altri
due barnum.
Stop.
Cadono le foglie ed arriva il macigno Gilson
Finalmente con la sessione autunnale, ebbi la possibilità di
nobilitare il mio animo con un corroborante studio di storia medioevale.
Mentre c’era chi incominciava a scalare la montagna del buon Etienne, io
mi dilettavo della storia rurale e socioeconomica del periodo. Non fu poi
quell’ottima scelta: a cavallo di ottobre ed inizi novembre, mi dovetti
anch’io dotare dell’imbracatura (25) tradizionale e tentare la scalata.
Fino all’ultima, ripidissima parete.
"Allora, Tommaso, come sta andando Davide? " chiese Eleonora . O così
mi han detto.
"Mah, per adesso ha parlato più il professore". Non è
nel mio interesse stare qui a spiegare l’ormai tristemente classico stile
dell’ottimo Tommy di ripresentare notizie o di parlare di qualcuno o di
qualcosa. Quel che è certo è che, in effetti, devo ancora
capire come ha fatto il vice-Paola (26) a darmi distinto. Mah. La sessione
pre-natalizia fu sacrificata per lasciarsi alle spalle la filosofia medioevale
ed i suoi due eroi: San Tommaso e Sant’Agostino.
Il primo è "quello che con gli ingredienti preparatigli da Alberto
Magno, suo maestro, ha fatto i cannelloni con la besciamella al forno."
Il secondo è quello che "viveva male la sua sessualità.
Visto che prima poteva ma non voleva e poi volle senza, in effetti potere".(27)
In mezzo a queste elevatissime tematiche mi permetto di ricordare un
esame sicuramente prezioso e che consiglio veramente a tutti: lo scritto
di Etnologia sul libro del McLennan, vecchio di 135 anni. Ed i fantasmi
della Caforio ed il suo circo Togni. Ed il tempo del Gasparini.
Intanto erano iniziati i corsi del secondo anno accademico.
Los tres amigos e Sacchi
Il 1931 deve essere stato un anno speciale.
Chissà come succede, chissà se Dio sceglie di anno in
anno oppure è tutto bello, là, scritto e pronto per essere.
Chissà se i vari anni terribili ed horribili sono nel codice genetico
della storia o se basta che il nostro Signore dorma male l’ultima notte
dell’anno per decidere l’enorme quantità di sfiga che affogherà
la terra con l’anno che viene. Mah. Non lo so. Però è strano,
voglio dire: è una cosa che se ci pensi ti fermi un attimo a riflettere.
Ci sono anni che sono decenni, visto il numero di accadimenti che lo colorano.
Ci sono anni lunghi come la pipì di un farfalla, tanto poco c’è
da ricordare.
Eppure, sono convinto che il veglione, su in Paradiso, del 31 dicembre
1930, sia stato una Figata.
E penso proprio che Dio abbia dormito poco ma bene.
Infatti, filosoficamente parlando il 1931 ha udito i vagiti (già
comunque mirati e frutto di lunghe speculazioni mentali) di tre dei più
noti professori della nostra facoltà ( e non solo).
Nel ‘31 le madri di Adriano Bausola, di Virgilio Melchiorre e dell’
Uno (28), si dannavano l’anima per cambiar loro i pannolini, per fare loro
bere il latte e per fare i ruttini. Non solo, ma i tre si sono ritrovati
matricole imberbi quando nel trono della Cattolica c’era l’ Olgiati. Chissà
se hanno mai dimenticato di studiare quacchecosa. Chissà se gli
hanno mai chiesto qualcosa che li ha messi in seria difficoltà,
come loro fanno con noi.
Comunque, il giovane Melchiorre pare corresse dietro alle ragazze,
tentando di trascinare con sé il povero Bausola, timido per natura.
Mentre l’Uno già vagolava nel suo Iperuranio. (29)
I primi due sono stati gli eroi dei corsi del secondo anno accademico.
Anche se, ad onor del vero, le loro lezioni sono state annacquate da una
gragnuola di corsi, seminari e lepidezze varie.
Se è vero ciò che diceva Nietszche (30), allora per i
nostri due ( il terzo ha già dato) vale il detto che uno è
l’assistente che ha. O meglio: uno è l’esercito di assistenti che
ha. Nell’esercito dei morali spicca la parlantina avvincente del giovane
alfiere dell’Ermeneutica: Massimino Marassi. Lingua svelta e tagliente,
penna spietata ma oscura. Ecco, Marassi deve ereditare la cattedra
del nostro Virgilio.
Anche solo per lo stesso stile di scrivere, anche per la capacità
di parlare per ore di cose diverse, di cose totalmente incomprensibili,
anche solo per quella maschera "Parla, parla che tanto non hai capito nulla"
da esame che entrambi indossano ( con diversi risultati, per fortuna).
Tra i teoretici bastoni della vecchiaia del Magnifico Rettore spicca
la pipa del Neo - Dandy, Adriano Pessina.
L’ Adriano è proprio un bel tipo. Forse un po' cattivello.
Dimenticarci di Dario sarebbe un vero peccato. Basterebbe per fare rifulgere
la stella della sua grandezza ricordare la innata, quasi bolscevica tendenza
alla stacanovismo. ma tant’è. Persona corretta, conosce una facilità
quasi istintiva nello spiegare. L’ immediatezza della lezione fluisce con
estrema liquidità ad una comprensione, magari non istantanea ma
sicuramente non difficoltosa o proibitiva. Il Dario è veramente
un ottimo professore ed una persona gentile, forse un po' troppo schiva
ed eccessivamente seria.
Prendere o non prendere sul serio la filosofia: ecco il problema
Dopo lo stillicidio di due pre-appelli seminati sul campo arato dell’anno
scolastico (Marassi ed il magister, il piccolo Principe Riva e Marcel (31)),
finalmente si poté chiudere Morale. Altri testi, altri argomenti.
L’oscuro Melchiorrre ha questa mefistofelica abilità: scrivere cose
che apparentemente sono sempre le stesse. E sottolineo l’apparentemente.
Perché due suoi libri "Corpo e Persona" e "Essere e Parola" sembrano
(e ripeto sembrano) un cumulo di gadgets intorno ad unico scarno scheletro.
Ma, purtroppo, proprio la dove le cose sembrano le più banali e
ripetute, il nostro diavoletto ci instilla il nuovo, e non facile, concetto.
Che fregatura. Che stile da cattivoni. Glissiamo sulla classe del suddetto
Virgilio allorquando ci fu l’esame. Io penso che se mai mi laureerò
vorrò, e dovrò, conoscere la data della mia discussione con
rassicurante anticipo. E quindi mi arrogo il diritto di supporre che anche
il mio relatore ed il contro-relatore sappiano , con un discreto anticipo,
il giorno e l’ora della discussione. E così dev’essere per i membri
della commissione esaminatrice. Questo succede a tutte le persone normali.
Al buon Melchiorre, no. Perché, poverino, lo informano delle cose
solo all’ultimo minuto e così, il mattino in cui era stato stato
fissato l’esame, è stato svegliato con l’allegra notizia che era
stato scelto a far parte della commissione. E’ questo il bello: tutti lo
sanno almeno una settimana prima e si regolano di conseguenza, lui no,
è l’ultima ruota del carro, le cose gliele dicono con massimo ritardo.
O le capisce con estremo ritardo. Comunque, a causa di questo evento
prevedibile come i temporali in primavera, abbiamo saputo che l’esame era
stato posticipato al pomeriggio. Per dare al nostro professore, il tempo
fisiologico di recuperare le energie dopo la sarabanda di emozioni della
mattinata. Glissiamo, che è meglio. Non è mia intenzione
giudicare. MA non mi sembra che io sia il il solo a prender troppo sul
serio la filosofia (32).
Prima di ritornare nella materna Scandinavia, c’è stato un esame
lampo su un libercolo di poco conto (33).
Ma fu poca cosa, ragion per cui vediamo com’è stato ritornare
in vacanza con il bello ed intrigante.
E non c’era solo lui.
Renne zanzare e macchina
Premetto subito, in questa breva discussione intorno alle recenti vacanze,
che non furono propriamente riposanti. Né tantomeno comode. Viste
e considerate le allegre comitive di zanzare e mosquitos che libavano non
il latte ma il nostro prezioso sangue.
Ma tant’è.
La partenza fu presso il campo-base di Podgora (33), attraverso Sesto
verso Cinisiello ( irrinunciabile prima tappa) e verso la Como Laghi.
Il chilometri sono volati sotto i nostri piedi, macinati da una mai
esausta macchina presa con l’ottima ed efficientissima "Europe Car - Rent-a-Car".
I posti ti sono scivolati addosso e ben poco si è attaccato ai ricordi,
sono rimaste solo piccole icone da sacrificare ad un nuova vacanza on the
road.
Tra queste icone non posiamo dimenticare lo "squallido promontorio
roccioso".
La "brulla e spoglia isoletta".
Insomma, in due parole: Capo Nord.
In effetti l’isoletta di questo finis europae è un pochino squallida
e decisamente bruttina, vista la sua vocazione inevitabile al turismo.
Ma anche lo stesso Capo non si sottrae a tali ferree leggi di mercato,
e così l’entrata è a pagamento, c’è un bel Parking
(34), e c’è un bella costruzione (tremenda per fare un eufemismo)
in cui il moderno turista trova modo di placare la sua sete di souvenir
cibo annulli postali e cartoline varie. Sembra fatto apposta per farti
dimenticare le migliaia di chilometri fatti per venire ad adorare il limite.
Entri e non sei più a Nordkapp, ma sei in infiniti centri commerciali
che vendono di tutto, dallo stuzzicadenti alla casa con piscina. Ma è
solo un placebo, e neanche tanto efficiente. Perché proprio quando
vorresti spendere le ultime corone in stupidi ricordini, giri la testa
e vedi quel globo di ferro e cemento. Quello che vedi sempre in primo piano
nella fotografie del Capo. Uno dei due motivi che ti ripagano la fatica
e lo stress del viaggio. Questo globo non è niente di speciale.
Anzi, in qualsiasi altro posto sarebbe stato pure kitsch . Ma qui no. Qui,
in effetti, è l’eidos del mondo che hai ai tuoi piedi. Qui è
il simulacro delle strade che ti hanno condotto qui. E’ quello per cui
sei venuto.
L’altra piccola gioia ripaga - fatiche è proprio il promontorio.
Non c’è niente oltre al Centro. ma tu sei qui perchè hai
seguito l’idea. Bellissima e struggente. Capire perché uno stesso
centimetro quadrato di terra, nel giardino di casa tua non vale una
cicca, ma che lì a quell’ora è quello che hai sognato. Capisci
che Dio ci fa vivere nel migliore dei mondi possibili. Dove se non ti fermano,
ti prendi una sedia e vai nel tuo giardino. E aspetti, aspetti, aspetti
un minuto, un’ora un anno. Ma se quell’anima ha uno sputo di anima tu l’avrai
trovata.
Postfazione
Eccoci finalmente fuori dalla memoria, in quella zona dove il fluire
degli attimi perde la sua importanza, poiché ciò che adesso
viene vissuto, sarà sentito solo in seguito, come un eco chiamato
ricordo.
E di ricordi vivono le pagine che hai letto, pensieri non casuali che
hanno tracciato un percorso, attimi di vita legati tra loro, disciolsi
e racchiusi da gocce d’inchiostro.
Strana posizione occupo in questo momento.
Da ciò che ho capito dovrebbe essere una sorta di epilogo, una
voce fuori campo che cala un velo di legittimazione a tutte le bugie che
ti ha raccontato (e di cui non sono minimamente responsabile).
Purtroppo, nel momento in cui scrivo, non ho idea di quali ricordi
abbia voluto renderti partecipe e in quale grado la sua fantasia (e la
sua scarsa capacità mnemonica) abbia modificato la realtà,
ma ti assicuro che fatto del suo meglio.
Devo inoltre ammettere che l’idea di un bignami su periodo così ristretto, ma di innegabile importanza, almeno per le necessità narcisistiche dell’autore, sia quantomeno originale e degno di nota .
Non avendo or ora altre cattiverie da aggiungere, concludo salutando la sfortunata lettrice, augurandole, nonostante tutto, un buon Natale.
Stefano Sanna
Note a Margine del testo - a cura dell’Autore-
Capitolo primo
1 : "Water, water every where,
and all the boards did shrink
Water, Water every where
nor any drop to drink." Samuel T. Coleridge "The Rime of
the Ancient Mariner", introduzione di E. Canepa e traduzione
di A. Ceni, 1994, Universale Economica Feltrinelli.
2 : "In vacanza da una Vita", ultimo album
di Irene Grandi (1995).
3 : Al secolo MariaElena Dagna,
Patrizia Ferrero ed Irene Ferrero, compagne
di liceo, passate il 18 Luglio.
4 : Al secolo Paolo Tessitore, Stefano
Sanna e Stefano Bianco, che erano venuti ad assistere l’esame ed
a partecipare al pranzo che sarebbe seguito all’interrogazione
5 : "Estethica in Nuce, una rapsodia in prosa
cabalistica" Hans Georg Hammman.
6 : vedi il viaggio in Scozia (Quattro
esami e Scozia) e quello a Capo Nord, faticosi fin quasi al
martirio.
7 : faccio riferimento al lungo periodo
a cavallo dell’Agosto ed il
Settembre 1996, trascorso, ospite di Marina, Walter, Francesca ed
Alessandro Curino, in via Colli 2, a Felizzano.
8 : iniziò da qui il lungo dissidio,
che tuttora persiste, tra me ed il succitato Tessitore, a causa di
un ragazza, Mara Torrioni.
9 : infatti, durante i primi mesi di
università, alloggiai in via Soperga 16, presso, appunto,
Daniele Corona
Capitolo secondo
10 : l’offerta promozionale comprendeva, allora,
"Storia della filosofia antica", 5 voll., "Apologia di Socrate" e
"Timeo" di Platone, "Dal Platonismo al Neoplatonismo" di P. Merlan,
"Metafisica" di Aristotele, 3 voll., "per una nuova interpretazione
di Platone" e "Aristotele" di G. Reale.
10bis: infatti mia mamma si era trattenuta a Milano da Daniele
(vd.).
11 : vedi la nota precedente.
11bis: la "Gazzetta dello Sport".
12 : "La filosofia del Medio Evo", Etìenne
Gilson, la nuova Italia.
12bis: al secolo Stefano (non mi ricordo il cognome) e Vanessa Barni.
13 : è la rappresentazione scenica dell’Apologia,
con Carlo Rivolta, attore del teatro milanese F. Parenti, curata
da G. Reale e per la regia di R. Shamannah.
14 : Cripta dell’Aula Magna dell’ Università
Cattolica di Milano.
15 : Gianni Vattimo, infatti, parla sempre dell’essere,
mettendolo tra virgolette, visto che una tale definizione, per un
debolista come lui, non è umanamente raggiungibile.
16 : vedi nota 10.
17 : quel dice il Leopardi del sua personalissima
formazione giovanile.
18 : Altre due assistenti dell’ Uno.
19 : sto riferendomi alla Logica Minor del primo
dei suoi tre volumi di "Elementi di Filosofia", la Scuola.
20 : "Allora, chi è lei ?", chiese Sacchi.
"Colombo", rispose il nostro, togliendosi gli occhiali, "Tommaso
Colombo." "Ha qualche documento per dimostrare la sia identità"
continuò il Sacchi (vd.). "Ma come non è evidente ?",
fece il brillante Tommy. "No", chiuse gelido Dario.
21 : vedi nota 10
22 : cfr. Alessandro Baricco, "Barnum", Universale
Economica Feltrinelli, 1994.
23 : arte giapponese nel modellare la carta.
24 : si erano fermati lì per "fare il bucato,
dormire e contare i soldi".
Mi sono ritagliato questo piccolo spazio per dedicarmi ai ringraziamenti.
Vorrei ringraziare: mia mamma Adriana, il mio professore Primo Ardito,
in primo luogo.
Poi in ordine sparso: Stefano Sanna, Stefano Bianco, MariaElena Dagna,
Tommaso Colombo, Davide Fassio, Alessandro Marello, Luca Ruella, Edorado
Dezani, Luca Agoglia, Nicolò LiCausi, Alfonso Zarrella, Emanuele
Braga, Matteo Colle, Gianluca Damato, Raffaella Aliprandi, Eleonora Zilio,
Suor Laura, Giuseppina e Cristina Fatuzzo, Giuseppe Girgenti e tutti quelli
che mi hanno sopportato in questi anni.
D.C.
Se si deve far filosofia, si deve far filosofia,
se non si deve far filosofia si deve far filosofia:
si deve far filosofia in ogni caso.
Se infatti c’è la filosofia,
siamo tenuti in tutti a far filosofia,
dal momento che c’è; se invece non c’è,
siamo tenuti anche in questo caso
a cercare perché la filosofia non esista:
ma cercando facciamo filosofia
perché il cercare è causa della filosofia.
(Aristotele, Protrettico, fr. 2, 4)
Perché tutte le altre scienze saranno necessarie alla filosofia,
ma nessuna superiore.
(Aristotele, Metafisica)
Il primo motore muove come ciò che è amato,
mentre tutte le altre cose muovono essendo mosse.
E’ un essere che esiste di necessità, e in quanto esiste di
necessità,
esiste come bene, ed in questo modo è principio.
Ed il suo modo di vivere è il più eccellente:
è quel modo di vivere che a noi è concesso solo per breve
tempo.
(...) L’intelligenza pensa sè stessa
e pensando sè stessa si coglie come intelligibile,
infatti intelligenza ed intelligibile coincidono.
(Aristotele, Metafisica, XII, 7, 1072 b 3-30)