Un Bacio

 

 

Begli Occhi affascinanti

voi brillate del mistico chiarore

dei ceri accesi in piena luce; il sole

arrossa, ma non spegne la lor fiamma

fantastica; essi celebran la Morte,

voi cantate il Risveglio.

C.Baudelaire

 

- Che cosa volete da me! - gridò terrorizzata la ragazza, mentre cercava di liberarsi da quell'abbraccio che sempre più l'avvolgeva, dall'immenso abbraccio di quegli occhi verdi.

- Che cosa voglio da te? - un sorriso divertito apparve sulle labbra sottili dell'uomo avvolto nel mantello -Soltanto un bacio. Un bacio molto, molto particolare.-

- Io non... non...-

- Oh si che lo vorrai, ne vorrai ancora di più... te lo prometto. Ma ora basta parlare! Vieni tra le mie braccia, bambina - detto questo spalancò il grande mantello e la fanciulla, ormai vinta dal suo sguardo magnetico, vi si abbandonò completamente.

In un turbine di dolore e estasi l'uomo le mormorò piano all'orecchio:- Tu sei la Prescelta, ricorda il mio nome: Stefan. Io ti troverò, dovunque tu vada.-

Firenze, 11 novembre 1999(dal diario di Francesca Paoli)

Stanotte ho fatto un sogno, un sogno molto strano: non ricordo precisamente i particolari, però è come se avessi visto svolgersi sotto i miei stessi occhi qualcosa che accadeva a me stessa, ma allo stesso tempo non ero io... Un nome assilla la mia mente: Stefan, ma non so perché. Quando mi sono alzata questa mattina avevo mal di testa e un forte dolore alla base del collo, dalla parte sinistra: devo aver avuto un sonno molto agitato, evidentemente. Durante tutto il giorno mi sono sentita strana e non ho avuto assolutamente appetito. Oltre a tutto il mio rapporto con Yuri rischia di arrivare a un punto di non ritorno, ormai non ci capiamo più: le cose importanti per me sono insignificanti per lui e viceversa. Ho provato a raccontargli del mio sogno, ma ha mostrato scarso interesse, così ho desistito. Strano però come questo non mi faccia male; ormai l'indifferenza mi circonda.

La ragazza si voltò e disse:- Io ti sfuggirò sempre, non sarò mai come te!- voleva correre, uscire da quelle tenebre avviluppanti ma i suoi occhi, quegli occhi di smeraldo erano irresistibili, invincibili e la attraevano immancabilmente. Ancora una volta si abbandonò tra quelle braccia forti e gelide per tornare a sentire quel calore che dal suo collo si propagava a tutto il corpo in un delirio voluttuoso e senza fine.

Una voce calda e sensuale disse:- Questo è il tuo destino, la tua strada è già stata tracciata molto tempo fa. Lascia che io ti mostri la via. Abbandonati a me...

14 novembre

Questa mattina mi sono svegliata gridando e la mia angoscia era così reale che un violento tremore mi ha pervaso. Ho sognato ancora e i miei ricordi adesso sono meno confusi: occhi verde profondo mi penetrano fin dentro l'anima, una voce sorprendentemente bella e suadente mi sussurra quelle che potrebbbero sembrare parole d'amore, ma io so che non lo sono; la ragazza, cioè io, tenta di fuggire ma qualcosa di molto potente la trattiene... Ho paura. Qualcosa mi dice che ciò che mi sta succedendo è più reale di quanto io voglia credere. Sento che sto cambiando, ma non so spiegare in che modo e perché. Yuri mi sembra solo un ricordo lontano: non sento più nulla per lui, so che presto lo lascerò. Ieri mi sembrava molto preoccupato per me, infatti mi ha detto:- Francesca, è un pò di giorni che sei strana, che cos'hai?-

- Niente - ho risposto seccata. Ormai confidarmi con lui non mi conferisce nessun sollievo, le sue insistenze mi provocano soltanto irritazione. Non siamo mai stati così lontani come adesso.

Si avvicina ormai il 20 novembre, l'anniversario della morte dei miei genitori. Sono passati già dieci anni da quel terribile giorno, ma io non ho dimenticato neanche un particolare: la macchina che sbanda orrendamente e che finisce contro il guard-rail, il grosso camion che ci finisce addosso, i corpi inermi di mio padre e di mia madre ...e poi il nulla. All'epoca la notizia finì sui giornali e tutti considerarono un miracolo il fatto che io mi fossi salvata e che soprattutto fossi quasi illesa dopo quel tremendo incidente. Ma io avrei voluto morire lì, con loro. Adesso il dolore è più facile da sopportare, ma dimenticare è impossibile... impossibile. Forse è perché questa data si avvicina che i miei sonni sono così agitati, o almeno vorrei che fosse così.

Guardo dalla finestra il sole che tramonta e, all'improvviso, come mai prima d'ora, sento che la casa è vuota e una profonda tristezza mi pervade il cuore. La notte sta scendendo nella mia anima.

14 novembre ’99 (dal diario di Yuri Chellini)

Sono preoccupato per Francesca, per la sua salute. In questi giorni la vedo così pallida e deperita che vorrei fare qualcosa per lei. Ma non è facile: le cose tra noi non vanno più così bene; mi sento continuamente respinto. Ho paura che qualcuno o qualcosa la stia allontanando da me inesorabilmente. Domani le parlerò seriamente, deve assolutamente farsi visitare da un medico.

- Basta che tu lo voglia e riceverai il Dono - un guizzo dorato attraversò i suoi occhi mentre sorriddeva e tendeva la sua grande mano alla Prescelta.

- Perché la tua mano è così fredda? - chiese lei rabbrividendo.

- Non devi aver timore, capirai tutto a suo tempo. Abbi fiducia in me. - così dicendo

l'attirò a sé, nel suo abbraccio, per regalarle un soffio di eternità.

 

19 novembre 1999 (dal diario di Francesca Paoli)

Accadrà stanotte, lo so. Yuri è fuori di sé, mi chiede spiegazioni, piange... Io sorrido. Sorrido perché tutto finalmente finirà. Gli incubi, i dolori, la stanchezza: tutto si concluderà. Ogni cosa nasce per morire. Ormai ho perso il mio contatto con la realtà, non ho più bisogno di niente, solo di riposare.

Ieri è venuto il medico, dietro mille insistenze di Yuri: ha detto che non aveva mai visto una malattia come la mia; penso che fosse molto preoccupato e mi ha chiesto di recarmi all'ospedale per fare degli accertamenti. Ma io non andrò. Sono molto stanca.

Aspetterò la notte, perché lì è la chiave dei miei sogni e della mia esistenza. Ora non ho più paura, qualunque cosa accadrà io sarò pronta e l'affronterò.

19 novembre, tarda notte

E' venuto. Tra poche ore sorgerà il sole: la mia ultima alba, l'ultima per l'eternità. E' apparso, nel suo mantello nero, alla finestra di camera mia, come un'ombra. Io fingevo di dormire ma avevo percezione di tutto ciò che succedeva intorno a me. Si è avvicinato al letto e mi ha accarezzato la guancia. La sua mano era gelida, come quella di un cadavere. Subito un pensiero ha attraversato la mia mente: Stefan. Mi sono alzata piano, come ipnotizzata e ho fissato i miei occhi nei suoi. Probabilmente non si aspettava che io sapessi perché ha avuto un'esclamazione di stupore. Poi, come se qualcun altro parlasse per me, ho detto:- Eccomi, sono pronta.- mentre parlavo un brivido mi è corso lungo la schiena come se il mio corpo comprendesse il valore delle parole che avevo appena pronunciato e mi sono sentita mancare. Lui ha sorriso appena, poi la luce dei suoi occhi mi ha avvolto.

- Vuoi davvero attraversare l'Abisso? - La sua voce era dolce e vellutata come il miele, i suoi capelli corvini rilucevano dei riflessi lunari, la sua pelle d'alabastro splendeva nell'oscurità della stanza.

- Come potrei desiderare altro? - la mia mano si è allungata senza che io volessi e ha stretto forte la sua.

- Allora bevi e sarai mia per sempre- così dicendo si è procurato un minuscolo taglio al polso destro. Io, presa da un istinto che non era il mio, ho cominciato a succhiare e succhiare sempre più forte fino a che Lui, il mio signore, si è accasciato al suolo implorandomi di smetterla. Non mi sono mai sentita così potente in tutta la mia vita! Subito ho sentito una forza nuova crescere dentro di me e una nuova consapevolezza dell'esistenza di tutte le cose. Ora ho capito che questa era la mia strada fin dall'inizio e penso: cosa c'è di più normale, eccitante e meraviglioso di abbandonarsi al proprio destino?

Prima di andarsene Stefan mi ha stretto forte tra le sue braccia, mi ha posato un leggero bacio sulle labbra e mi ha sussurrato:- Ti ho aspettato per cinquecento anni, Gerda, non ti lascerò andare via mai più, te lo prometto. Veglierò su di te per sempre.-

Io gli ho sorriso, confusa perchè mi aveva chiamato con il nome di un'altra, ma quando ho guardato nei suoi occhi vi ho visto soltanto amore, un amore immenso, tutto per me.

Aspetto la mia morte con fiducia, certa che porterà alla vita che so ora di voler vivere.

 

20 novembre ’99 (dal diario di Yuri Chellini)

E' morta. La mia dolce, malinconica Francesca non c'è più... e io non lo sospettavo neppure, non un sospetto sul fatto che la sua malattia fosse così grave. Il mio cuore è in frantumi. Oh Dio, perché, perché lei? Perché non io, non voglio... non voglio vivere in un mondo dove lei non esiste più! Amore mio dove sei adesso, perché mi hai lasciato così solo; senza di te io non ho più ragione di vivere. Il dottore parla di leucemia fulminante, ma io non ci voglio pensare; voglio solo che qualcuno mi ridia la mia Francesca!

Sono davanti al suo catafalco e ammiro per l'ultima volta il suo bellissimo viso, i suo magnifici capelli biondi, le sue labbra che sembrano boccioli di rosa, la sua pelle candida e pura... Nella morte mi sembra più bella di quanto mai lo sia stata in vita, ma è sicuramente un'allucinazione. Mi sembra addirittura di sentire la sua voce che mi sussurra:- Vieni - e i suoi occhi, mi sembra che l'oceano blu dei suoi occhi si sia dischiuso soltanto per me, mi sento attirato irresistibilmente verso di essi. Forse il dolore mi sta facendo diventare pazzo.

Dammi un bacio amore... Ma cosa sto scrivendo?

Non è possibile! Allora sono veramente pazzo: lei è in piedi qui di fronte a me e mi sta tendendo le braccia...

 

Claudia Pellegrini alloggia all'Hotel Calliope

 ClaudCladu