Feci molta attenzione a che lo scatto della maniglia fosse il più secco possibile. Quando ebbi abbastanza luce dalla porta, infilai dentro la testa e diedi uno sguardo alla stanza.

Lei stava distesa sul letto ; il suo corpo bianco, perfetto, si adagiava con un’infinita dolcezza sulle lenzuola di seta come senza peso.

Il caldo afoso della giornata da poco passata l’aveva indotta a decidere di coricarsi sopra le lenzuola, indossando solamente la biancheria intima di pizzo nero. Tutto intorno alla sagoma dell’angelo, il buio.

Mi avvicinai silenziosamente, fissando ogni centimetro della sua bianca pelle nella mia mente : la conoscevo bene, eppure ora mi pareva piena di segreti, di piccoli punti che non avevo mai toccato, mai baciato.

La notte silenziosa. Solo il lento risaccare del mare, fuori, come fosse a pochi metri ; l’immaginavo distesa sul bagnasciuga, a riposare, al sole.

Mi sedetti sulla sponda opposta del letto, senza distogliere neppure per un attimo lo sguardo da quella meraviglia.

Mi distesi, provocando un sommesso cigolio della rete metallica.

Ora eravamo l’uno di fronte all’altra : guardavo i suoi occhi chiusi, immaginandoli fissi sui miei ; azzurri come il mare, che ora, alle sue spalle, alzava una lieve schiumetta bianca, sfiorandole la schiena nuda.

Tremante distesi il braccio, fino a che le mie dita non si posarono dolci sul suo viso.

Al tocco gelato si ritirarono d’istinto, restando sospese, a un centimetro dalle sue palpebre serrate. Ora sulla guancia, liscia ; ora sulle labbra, appena aperte, come a prepararsi ad un bacio appassionato o ad un ultimo, esaustivo respiro. Gli occhi nelle mie orbite fremevano impazziti, come se lo scorrere delle mie dita sull’alabastro del suo corpo riportasse loro immagini vive e reali.

Di nuovo quel brivido di freddo, e una lacrima che attraversava di lato il mio volto, finendo la sua corsa sulle lenzuola. Non un gemito, non un singulto.

Così aveva deciso : un barattolo semivuoto sul comodino, dietro il suo capo, adagiato come rosa sul cuscino.

Restai in ammirazione ancora qualche tempo, come in attesa, raggomitolato davanti al suo corpo immobile ormai da ore.

Quando il caldo mattino asciugò anche l’ultima lacrima caduta, mi riebbi.

Borse livide sotto i miei occhi e un bacio sulla fronte sporgente di lei.

Il giorno aveva portato via il mare alle sue spalle ; i riflessi salati sulla sua pelle, e la sua anima di stella.

Uscii lentamente dalla stanza, senza fare nessun rumore, senza mai voltarle le spalle, senza piangere.